Stefano Rodotà apre le Giornate della Laicità

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“Rispetto: una parola chiave nel linguaggio della laicità. Le ultime parole dell’articolo 36 della Costituzione ci dicono subito della necessità di sottrarre ai poteri esterni la laicità: la legge non può in nessun caso violare il rispetto della persona umana. Dietro questa formula c’è una storia, anche molto drammatica: non sarebbe stata scritta in questo modo se contemporaneamente al lavoro dei costituenti non ci fossero stati anche i processi non solo ai nazisti, ma anche ai medici nazisti; in cui si scopriva mano a mano come quei “medici” usassero come cavie ebrei, omosessuali, rom”.

Dopo essere stato assediato invano dai giornalisti che gli avrebbero voluto chiedere della sua candidatura alla presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà apre con questa premessa la sua lectio magistralis alla quarta edizione delle Giornate della Laicità di Reggio Emilia che hanno preso il via oggi pomeriggio proprio con l’intervento del professore.

Che ha così proseguito: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono una esistenza libera e dignitosa, così è scritto nella Costituzione all’articolo 36. Laicità e democrazia sono un binomio che non può essere scalfito. E la laicità non è quella di un individuo isolato: la laicità è regola della convivenza. Una convivenza non astratta, ma immersa nella materialità del vivere. Il diritto di essere riconosciuti nella propria umanità deve essere riconosciuto dall’umanità stessa. Questo ci dice la Costituzione. Allo stesso modo, nel dibattito pubblico le idee devono entrare con pari dignità: e la laicità deve far parte del discorso pubblico senza che mai qualcuno possa decidere che una idea sia superiore a un’altra”.

Rispetto e laicità, dunque, come fondamenti della democrazia. Così Rodotà, in questa concisa sintesi del suo intervento alle Giornate della Laicità, si è espresso oggi, spaziando dai drammatici racconti della Shoah all’analisi della condizione umana, dalla mancata lezione di papa Wojtyla all’Università di Roma alla laicità della scuola pubblica, dagli aneddoti vivaci sulla sua famiglia e sulla gente comune, senza mai perdere questo filo: rispetto della persona umana e laicità dello Stato.

Per concludere così: “La chiave della laicità è l’autodeterminazione: aborto, legge sulla procreazione assistita, testamento biologico… Qual è lo stato del diritto di ciascuno di noi ad autodeterminarsi? È una fissazione dei laici o un principio fondamentale della nostra democrazia, questo diritto? Finché questo diritto non c’è, finché non c’è – come già richiesto ai medici – il consenso della persona, perché qualcun altro vuole decidere per lui, quella persona è un oggetto, non un soggetto. E la laicità è il baluardo della dignità dell’essere umano e della libertà. A chi dice che la laicità non ha radici, rispondo semplicemente che è la Costituzione la base della laicità; a chi ribatte che anche i laici allora hanno i loro valori non negoziabili, rispondo di nuovo: i valori della Costituzioni sono stati negoziati eccome e sono stati il frutto di un lavoro immenso di discussione e legittimazione democratica. La laicità è un lavoro molto difficile e perciò concludo con una battuta: bisogna avere molta fede nei laici!”.

Alla fine dell’intervento è stato ribadito che Rodotà non avrebbe risposto sulla sua candidatura al Quirinale ed è stato lasciato spazio a una sola domanda, quella del sottoscritto: “Professore, la prendo un po’ alla larga, ma glielo devo chiedere: pensa che nei prossimi sette anni, la laicità di cui lei ci ha parlato oggi sia un sogno possibile?”.

Mi ha risposto così: “Sono molto ottimista. In questi giorni è stato presentato un rapporto sulla dignità in Italia che lascia molto ben sperare. Perché ci sono molte operose forze che praticano la dignità senza saperlo: le Corti che smantellano la legge 40 fanno una grande operazione di restituzione di potere di decisione agli interessati; i Comuni che istituiscono registri per quanto riguarda i testamenti biologici o le coppie di persone dello stesso sesso; coloro i quali aprono luoghi di cura per sopperire alla mancanza dello Stato, che tutelano la dignità delle persone e le sottraggono al ricatto del bisogno…
Si dice che la società italiana è molto secolarizzata e questo non sempre è stato un modo esemplare di affrontare il problema… La laicizzazione, come ho cercato di dire, è una cosa molto più profonda, ma credo che tutto questo la stia facendo andare avanti. Perciò sono molto ottimista. Almeno da questo punto di vista”.

Ecco il giurista, il “maniaco dei diritti” Stefano Rodotà, come lui stesso si è autodefinito. Forse non avrà risposto direttamente ai cronisti sulla sua candidatura al Quirinale, ma la sua splendida, laica lezione è stata forse la migliore risposta sul perché sia così difficile una sua elezione alla presidenza della nostra Repubblica, ancora troppo clericale e troppo poco rispettosa delle scelte, della libertà e della dignità degli esseri umani.

Paolo Izzo

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