L’epoca del luogo comune

fallaciQuando Oriana Fallaci pubblicò alcuni brani del suo “La rabbia e l’orgoglio” sul «Corriere della Sera» le risposi su «Nuova Agenzia Radicale» e uno stralcio della mia lettera aperta (quello evidenziato nel seguente testo) fu ripreso da Corrado Augias nella sua rubrica delle lettere su «la Repubblica» del 3 ottobre 2001.

“L’epoca del luogo comune”  

È sempre così. Succede qualcosa di tragico, di inenarrabile; la sensibilità e l’intelligenza faticano a riprendersi dallo sgomento, a rimettere insieme i cocci, a cercare le parole e i fatti giusti per reagire, evitando a tutti i costi i luoghi comuni e le banalità…

Nel frattempo il primo della classe, con il suo carico di nozionismo, di verità scelte, di certezze incrollabili si è già messo al lavoro… Sta stilando il suo tema da 10 e lode. E mentre ti impegni per documentarti, per capire, per trovare, il primo della classe ha già le sue cinquanta pagine pronte. Piene di retorica, di demagogia, di citazioni dotte…

10 e lode. E qualunque cosa venga dopo sarà inutile o, nella migliore delle ipotesi, verrà tacciata di invidia!

Ma qualcosa, dopo, arriva lo stesso. Certo, bisogna mettere in conto sia la rabbia, sia l’orgoglio (stavolta la tua rabbia, il tuo orgoglio). Bisogna considerare che si è statibruciati sul tempo, che non si ha più tempo. Bisogna ammettere che il primo della classe ti ha già trascinato al suo livello di scontro, nel campo dei luoghi comuni, dove cinquanta pagine non basteranno più a confutare le sue teorie farneticanti.

La tentazione, fortissima, sarà quella di tracciare una lista, una lista numerata, delle omissioni, delle falsità, delle ipocrisie contenute in quel bel tema!

Qualcosa del tipo:

  1. Cara Fallaci, non ho mai nemmeno lontanamente pensato “bene-agli-americani-gli-sta-bene”. Sarei pronto allo scontro dialettico e fisico, se un mio amico pronunciasse o pensasse una frase del genere.
  2. Non trovo niente di strano nella compattezza degli americani all’indomani della tragedia. Né mi stupirebbe la compattezza degli italiani in un frangente simile.
  3. Anche io conosco bene la storia dell’Indipendenza degli Stati Uniti, della Rivoluzione francese, dell’unità d’Italia (la minuscola per l’unità è d’obbligo, su questo sono d’accordo con lei), ma ritengo che non c’entri nulla con gli atti terroristici dell’11 settembre.
  4. Cara Fallaci, leggendo il suo tema sugli americani, non ho trovato nemmeno una parola sui neri d’America e su quello che hanno patito e che continuano a patire. Né sui desaparecidos che ancora vengono pianti in quei paesi del Sud America in cui sotto gli occhi e con il bene placito di tutti si sono istaurati regimi totalitari. Né sugli Indiani d’America, per andare un po’ più indietro nel tempo.
  5. Quando cita Pearl Harbor non ricorda il bombardamento della città di Tokio che ne seguì, quando cita i giapponesi non ricorda le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, quando cita il Vietnam e i salamelecchi con cui vengono oggi accolti gli ex presidenti USA non ricorda la pazzia di quella guerra, quando cita i nazisti non ricorda che essi non erano musulmani, ma cristiani, quando cita i sovietici non ricorda che non erano musulmani, ma atei come lei e me.
  6. Quando parla della televisione, ha forse dimenticato di sottolineare che se in America ci sono almeno 10 amatori con le cineprese pronti a filmare anche un cagnolino investito da una macchina, non vale lo stesso nei paesi “di cultura inferiore”, come dice lei. Della guerra del Golfo, per esempio, mi ricordo soltanto riprese notturne con dei raggi verdi a rappresentare i missili che, ci dicevano, erano diretti soltanto su obiettivi militari. Non mi pare ci siano state vittime tra i civili in Iraq…
  7. Cara Fallaci, fino a prova contraria e fino ad oggi, soltanto la religione cristiana, cosiddetta occidentale, si era spinta al di là dei propri confini per conquistare le anime degli altri, rivelandosi la più spietata in assoluto. Al suono soave delle sue campane sono state sterminate intere popolazioni, o no?
  8. I terribili costumi della religione musulmana si perpetrano da secoli e sono denunciati da secoli, ben prima che un gruppo di terroristi bombardasse gli Stati Uniti, ma fino ad oggi chi se n’è occupato?
  9. Quando parla di paesi sotto-sviluppati e di cultura inferiore, non ricorda che gli aiuti forniti dall’Occidente, a distanza, sono sempre finiti in qualunque tasca tranne che nei luoghi deputati e che quelli forniti dall’Occidente “in loco” si sono sempre trasformati in forme più o meno violente di colonizzazione.
  10. Cara Fallaci, per arrivare infine al nostro paese, se si tratta di piantare tende, di pisciare sui monumenti, di sfregiarli addirittura, le nostre leggi lo consentono a tutti, cattolici e non: pensi al Giubileo, pensi a uno scudetto nel campionato di calcio… Ma non venga a raccontarmi che se in Italia un musulmano tagliasse il seno ad una delle sue mogli non verrebbe processato per direttissima!
  11. Viviamo in una presunta democrazia e, da noi, può e deve venire chiunque, esattamente come negli Stati Uniti, ma fare solo quello che è consentito dalle nostre leggi. È lo scotto che paga una democrazia che voglia dirsi tale: se questo cambia, non c’è democrazia.
  12. Nel nostro paese esistono tanti furbacchioni, cittadini italiani, che ci stanno rubando tutto, persino la voglia di sventolare una bandiera ai mondiali di pallacanestro, per non dover gridare accidentalmente “Forza Italia”. Gli immigrati dagli altri paesi non c’entrano, né tanto meno la loro religione! Lasci, cara Fallaci, che ci difendiamo dalla nostra religione, da chi vuole farci camminare all’indietro, da chi si ostina ad ostacolare il diritto all’aborto, al divorzio, all’ateismo, al non-matrimonio, all’eutanasia. Visto che lei ha smesso da tempo di occuparsi dei fatti italiani (e meno male, mi scappa di dire), non si preoccupi… I nostri governanti e la nostra opposizione non hanno bisogno del suo sprone e del suo avallo: sapranno benissimo sbagliare da soli.

Ecco, pressappoco. Non si potrebbe scrivere altrimenti. Dettagliare, circostanziare ogni singolo punto? E perché? Non le sanno già tutti queste cose? Non ce ne sarebbero altre mille da aggiungere? E poi… è questo il luogo comune che piace tanto all’italianissimo qualunquista, imperante nella rumorosa destra come nella rassegnata sinistra. Dobbiamo rimanere su questo piano. Non andare a fondo, ma fare leva soltanto sui comizi da pulpito. Che riscaldano animi sonnolenti e gridano facili vendette.

Nascondiamoci la necessità di portare i nostri occhi su ciò che è sano e su ciò che è malato; su quel che è giusto e su quel che è sbagliato. Buttiamola ancora sul falso problema della lotta tra bene e male. Trasformare una guerra politico-economica in una guerra di religione, di vittoria di dio sul diavolo, la renderà ancora più straziante, bugiarda, infida. E, come tutte le Crociate, per niente democratica. 

Sono ancora troppo sgomento per rintracciare le cause e gli effetti di un disastro che mi ha fatto versare lacrime vere. Ma una cosa è certa, non ho paura di sentirmi dare del razzista se, a modo mio, cerco di difendere la verità da chicchessia, che appartenga o no alla mia “cultura”…

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