“Defreudare” la cultura

Intervista a Michel Onfray
realizzata insieme a Flore Murard-Yovanovitch

Il famoso filosofo francese Michel Onfray è sbarcato in Italia con il suo “Crepuscolo di un idolo. Smontare le favole freudiane” (Ponte alle Grazie), che solo un anno fa in Francia gli è valso una serie di attacchi ferocissimi da parte degli ambienti psicanalitici ortodossi. In Italia, l’anti-Freud per eccellenza è ovviamente lo psichiatra Massimo Fagioli che, già quarant’anni fa, aveva smontato radicalmente e scientificamente la pseudo-dottrina freudiana con la sua Teoria della nascita e con la prassi di cura dell’Analisi collettiva. In occasione della presentazione romana del suo libro, abbiamo avuto un’intensa conversazione con l’eclettico e ribelle Onfray, fondatore della Università popolare di Caen, nelle vesti di novello anti-Freud. 

Da quando sono arrivato in Italia, in tanti mi hanno nominato Massimo Fagioli, che ha l’aria di essere un “mito” qui, anche se io non l’ho ancora potuto leggere perché non è ancora pubblicato in Francia. Per quanto riguarda l’accoglienza del mio libro, l’unica cosa che so è che in Italia non c’è stata una particolare influenza di Lacan e della sua setta: quella che in Francia mi è valsa attacchi furiosi. Nella “République des idées”, quello che avrebbe dovuto essere un dibattito sulle tesi del mio libro, è consistito in una violenza personale.

Dal suo “Trattato di Ateologia”, che demoliva le religioni monoteiste, lei è passato direttamente a smontare Freud e il freudismo. Come a dire che gli psicanalisti sono un po’ dei preti e Freud la loro religione?

In Freud non esiste un mondo trascendentale, né esiste un clero costituito. Infatti, io parlo di affabulazione. Ma dal momento che la religione è un’affabulazione e la psicanalisi è un’affabulazione, in questo senso le due sono parenti. La psicanalisi somiglia più a una setta: c’è il delirio di un uomo e tanti individui che aderiscono al suo delirio come se fosse una verità rivelata e non criticabile. Chi ci prova finisce sul rogo, che in tempi moderni è l’assassinio mediatico.

Come si spiega che una dottrina senza fondamento scientifico, piena di errori e di invenzioni di casi clinici e che nemmeno cura, come ampiamente dimostrato dai lavori storici su Freud, da Ellenberger a Borch-Jacobsen, passando per il “Libro nero della Psicanalisi”, è stata idealizzata e resa un totem della nostra cultura?

Una menzogna, a forza di essere ossessivamente ripetuta, diventa verità e, amplificata dalla catena di riviste, pubblicazioni, associazioni, congressi, ecc… una verità rivelata: parola evangelica, proprio come nelle religioni e nei totalitarismi. Quando le persone sono indottrinate non c’è più la possibilità della critica, né di leggere un libro del padre della psicanalisi commentandolo liberamente e trovandovi delle contraddizioni. Esiste solo una vulgata, riassumibile in dieci punti…

Un altro legame importante tra freudismo e religione giudaico-cristiana è che il primo propone l’inconscio perverso originario del bambino e la seconda mette all’inizio del genere umano un peccato originale che si perpetua. E’ una alleanza mostruosa, per dire che nasciamo malati di mente o cattivi e, soprattutto, per negare la nascita sana dell’essere umano…

E’ esattamente come dite voi. Il peccato originale, negli scritti di sant’Agostino, è pensato come trasmesso attraverso lo sperma, che è l’ineludibile origine di tutti noi. Quindi hanno escogitato il modo per farci “ereditare” quel peccato nei secoli dei secoli. Una assoluta condanna della sessualità. Il discorso di Freud non cambia molto, perché parla di un’eredità filogenetica dell’inconscio, che risalirebbe addirittura all’era glaciale. Così, come la leggenda cristiana ha il paradiso, l’albero della conoscenza, il serpente, il primo uomo e la prima donna, la leggenda freudiana ha il pater familias che domina su tutte le femmine, l’assassinio del padre, il banchetto cannibale, il complesso di Edipo. Quindi anche la psicanalisi si fonda sul suo peccato originale: oggi avremmo nel nostro inconscio il “vissuto” del banchetto cannibale delle origini! Se uno ci crede, Freud ha ragione; se uno non ci crede è perché l’ha rimosso e quindi Freud ha doppiamente ragione…

In che modo Freud è strumentale alla cultura dominante? Pensare l’identificazione con il padre come la massima realizzazione umana, non è un modo per soffocare qualunque idea di trasformazione della psiche?

Infatti, il freudismo è una filosofia totalmente pessimistica! La pulsione di morte di Freud sarebbe “biologicamente” inscritta nelle cellule umane, dove risiederebbe un “programma” che innesca nella vita una volontà del nulla: ci sarebbe una voglia di distruzione innata. La soluzione? Un capo che mantenga la massa informe spinta dalla pulsione di morte, nella dominazione e nella schiavitù. Freud pensa la politica partendo dal principio di un branco primitivo che spetta al capo tenere sotto controllo. La repressione, cioè, è necessaria e costitutiva della civilizzazione, che altrimenti rischierebbe di crollare. Freud è totalmente contrario anche alla liberazione sessuale, è anti-femminista, misogino, fallocrate. Pensa la donna come un uomo incompleto che costruisce tutta la sua vita intorno a questa “assenza del pene”: è un pensiero ontologicamente reazionario e conservatore e politicamente di estrema destra!

Come mai allora la sinistra ne ha fatto la propria icona?

C’è stata una singolare corrente di sinistra, dai pensatori freudo-marxisti (Reich, Fromm, Marcuse), che ha completamente rovesciato i principi freudiani. Per l’ultrasinistra, il “principio del piacere” deve fare la legge e il “principio di realtà” deve obbedire… Così, dopo il ’68, si è identificato Freud con la rivoluzione (anche sessuale), allorché il suo pensiero era totalmente agli antipodi! Il padre della psicanalisi ha scritto intere pagine contro il marxismo-leninismo e il comunismo, mentre non c’è una sola riga, nella sua opera completa, contro il nazismo. Nella sua corrispondenza, invece, si hanno le prove di lettere di ammirazione a Mussolini, al cancelliere Dollfuss (inventore dell’austro-fascismo) e una collaborazione con il Terzo Reich pur di perpetuare la sua psicanalisi anche dopo il 1933. Si vede come sul piano teorico, l’Edipo come visione totale del mondo ha condotto al totalitarismo.

Nel suo recente “Apostille au Crépuscule – pour une psychanlyse non freudienne”, invoca un “intellettuale collettivo” per “defreudare” la cultura e la società. Cosa ha in mente?

La nostra civiltà è completamente impregnata di cristianesimo, marxismo e freudismo anche se non crediamo e non siamo niente di tutto questo. Un passo avanti è stato già di indicare quest’alienazione e prenderne consapevolezza, smontando le false tesi freudiane: le donne non sono sotto-uomini; la pulsione di morte non è biologica; il complesso di Edipo non è universale (ma riguarda solo Freud). Smascherando le finzioni del discorso freudiano e, con l’aiuto di nuove discipline, bisogna ridefinire l’inconscio. Io non conosco la clinica, mi accontento di aprire un dibattito, ma invito tutti gli esperti della materia a valutare il mio lavoro, criticarlo o convalidarlo. Come la psicanalisi è nata dalle idee di più persone (e non dal solo Freud), così ci vuole un lavoro di gruppo per superare l’affabulazione freudiana. E andare finalmente oltre.

In conclusione, sta lavorando a un nuovo libro, una biografia di Albert Camus. Interessarsi a “l’homme révolté” per eccellenza, è ancora una volta un modo per esprimere la sua personale ribellione?

Io sono su una posizione di sinistra libertaria; mi definisco un anarchico, ma “responsabile”. Rifiuto cioè i vecchi strumenti dell’Ottocento, perché non più utili a pensare il presente. La mia ricerca è volta a creare una società autogestita, libertaria, femminista ed ecologista. Per via della influenza sartriana, in Francia Camus non è stato abbastanza letto, né conosciuto, tantomeno come filosofo. Eppure, dalla sua opera completa, viene fuori la sua vena anarchica di socialista libertario, veramente libertario.

Articolo pubblicato su Agenzia Radicale

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