Una Streepitosa Lady di Ferro

Ci vogliono un antefatto e un retroscena personale per commentare The Iron Lady, il film di Phyllida Lloyd in uscita venerdì 27 gennaio nelle sale italiane, con una strepitosa Meryl Streep (che per questa interpretazione vincerà il suo terzo Oscar, c’è da giurarlo).
L’antefatto è che per recensire cinema devi ovviamente vedere i film in anteprima, cioè andare in orari strani, come un carbonaro, in una sala di proiezione, insieme a un nutrito gruppo di colleghi. Prima che la pellicola cominci sembra una gita scolastica, dove la maggior parte delle persone grida le sue imprese giornalistiche recenti o i suoi viaggi imminenti. Buio in sala e il film si segue quasi in silenzio, ma è come se sentissi i cervelli lavorare; appena finisce, poi, è come se la Ragione dovesse reimpadronirsi istantaneamente della mente del giornalista, semmai l’ha abbandonata. Al primo titolo di coda alcuni scattano in piedi, magari colpendo il vicino di posto con la giacca o con la loro essenziale cartellina stampa da cui spremeranno il loro “pezzo”.
Il retroscena personale, invece, è che se i film li senti sulla tua pelle, girano dentro i tuoi ricordi, forse riguardano qualcosa di te ed è per questo che ti fanno venire il magone ogni cinque minuti; ecco, sarebbe meglio non recensirli, film così. E infatti il bravo “recensore emotivo”, se proprio vuole lavorare, dovrebbe andare a casa, occuparsi di tutt’altro: lasciare che il film si sedimenti nella coscienza e che abbandoni la dimensione irrazionale per diventare articolo di giornale.
Siccome sia l’antefatto, sia il retroscena mi sembrano operazioni impossibili da compiere, posso allora dire che The Iron Lady è un filmone! Prima di tutto perché la parte più profonda del film è quella inventata, intima. E questo dovrebbe essere il cinema: immaginazione, fantasia, libertà di rappresentazione. Più che la Storia, la brava Lloyd e la sceneggiatrice Abi Morgan raccontano la storia d’amore lunghissima tra una donna ambiziosa e un uomo follemente simpatico, l’incapacità di lei ad accettare la morte di lui; la solitudine e la mente vacillante di una vecchiaia che si intreccia di ricordi bellissimi ed incubi ricorrenti; ma anche l’isolamento e la tenacia di una donna giovane e unica in mezzo a un mondo monosessualmente maschile, fatto di sigari e di club esclusivi, di misoginia e di piccolezza morale e politica. Ed è sempre l’aspetto emotivo che risalta: quella piccola storia intrisa della grande Storia…
È questo che, melodrammaticamente, colpirà lo spettatore. Perché nei gesti degli attori, nei loro dialoghi, ci sono delle vite quotidiane, anche se immerse nella gran parte degli Eventi che hanno segnato gli ultimi trent’anni. Scanditi da immagini di repertorio e musicati come fossero un videoclip hard rock. Esplosioni e attentati, come fossimo in Afghanistan. Manifestazioni e cariche della polizia, come fossimo al G8 di Genova. Guerre-lampo terribili e Guerre-fredde che sfumano… Muri che cadono, persone che… cadono. E sempre: le decisioni prese dall’alto, la morte che colpisce in basso. Già, perché verrà il momento in cui sulla commozione prevarrà la ragione: e a un certo punto si dovrà pur cominciare a realizzare che il film parla dell’odiosa Margaret Thatcher, che la regista sembra anche piuttosto filo-conservatrice e che forse non si può amare un film, un personaggio, una trama “di destra”… se si è “di sinistra”.
Ma tutto questo lo lascio dire ai recensori di mestiere, mentre rimango ancora qualche istante seduto ad asciugarmi una lacrima di emozione.

Cinema / “The Iron Lady” di Phyllida Lloyd, con Meryl Streep

Articolo pubblicato su Agenzia Radicale 

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