Un paese pieno di “non”

Correva il 9 febbraio l’anniversario della interruzione della alimentazione artificiale di Eluana Englaro, già morta 17 anni prima ma tenuta in non-vita per legge. Non si è quasi parlato di questa ricorrenza che tanto sembrava aver appassionato i paladini degli stati vegetativi. Si è molto parlato invece, e si continuerà a parlare, della strenua difesa da parte delle gerarchie catto-politiche di tutti gli stati precedenti o posteriori alla vita umana. L’iniziativa del cimitero dei non-nati, per esempio; o l’obiezione di coscienza di medici e farmacisti per la tutela degli ovociti fecondati di donne che vorrebbero abortire; fino ai continui veti alla ricerca scientifica sugli embrioni stessi e sulle staminali. Ogni cellula sembra più importante dell’essere umano vero e proprio: non-vita, non-nati, non-pensiero. Non-leggi, quindi, di un Paese intrinsecamente non-laico e di una non-politica opportunisticamente asservita al Vaticano. Negazioni quotidiane violente, queste, cui si dovrebbe rispondere sempre con un rifiuto netto e radicale: NO ai mille “non” che negano i diritti civili fondamentali di donne e uomini vivi.

Articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano
e, nei giorni successivi, con altri titoli,
sul Riformista e sul Secolo XIX

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