Il dogmatismo, vera religione di dittatori e terroristi

Caro Serra,
Fidel Castro sarebbe pronto alla conversione e così Ratzinger corre ad accaparrarsi anche l’ultimo baluardo del comunismo. Non c’è niente da fare, anche nel più tenace comunista batte evidentemente un cuore cattolico. Rivoluzionari, dittatori, eretici apparentemente irriducibili: il Vaticano, con pazienza biblica, li aspetta tutti al varco, per impartire loro un’estrema benedizione e annoverare un’altra anima nel conto della Storia. Ma la domanda, da laici, è la seguente: nelle dittature e nei totalitarismi di ogni latitudine, quando non manifestamente dichiarato, quanto ha influito un latente pensiero religioso? Castro stesso aveva in parte risposto, quando dichiarò che l’aspetto rivoluzionario della dottrina cristiana risiedeva nella sua funzione educativa: infatti anche lui “educava” i dissidenti cubani, proprio come i papi della Storia hanno educato gli “infedeli”… E allora, mentre non ci si aspetta niente di peggio che essere educati da lorsignori, meglio tenersi stretta in mente la magnifica sequenza di “Buongiorno, notte”, dove Marco Bellocchio immaginava i brigatisti rossi farsi il segno della croce prima di mangiare. E di uccidere.
Paolo Izzo

Caro Izzo, la questione è così densa che se proviamo a risolverla lei e io, così sui due piedi, rischiamo di fare una figura barbina. Per sommi capi, mi azzardo a dire questo: ad animare i totalitarismi, e a suggestionare molti dittatori, mi sembra che non sia tanto «un latente pensiero religioso», come lei scrive, quanto una vocazione assolutista, e una visione dogmatica. Chi si sente depositario
di una superiore coscienza delle cose (di una Verità) tende più facilmente a sopraffare gli altri: i brigatisti di Bellocchio sono l’estrema rappresentazione di quel genere, detestabile, di superbia che anima ogni risma di purificatori, raddrizzatori, correttori del mondo e dell’umanità. Hanno così paura dell’errore che preferiscono sopprimerne o incarcerarne il portatore… (Tra parentesi, il comunismo deve pochissimi dei suoi crimini all’odio di classe, e moltissimi alla superbia assolutista: poiché tu non sei Buono, io ti costringo a esserlo). Impossibile conoscere davvero le ragioni interiori del vecchio Castro, ma non c’è dubbio che un’eventuale conversione «ufficiale» sul letto di morte di un dittatore comunista suggerisce inevitabilmente una certa coerenza nel bisogno di confidare in una protezione dogmatica. Da tipico relativista etico, devo dire di sentirmi immune (in politica come nella vita) da ogni tentazione assolutista. Dev’essere per questo che come «educatore» sono decisamente imputabile di lassismo. In compenso, per me sarebbe innaturale opprimere o perseguitare alcuno per «raddrizzarlo», o per costringerlo a onorare dogmi che non possiedo e non pratico. Ma non ci si deve vantare troppo, noi relativisti, di questa naturale e forse eccessiva tolleranza: a furia di vantarsi, rischiamo di diventare stucchevoli e vanitosi quanto il più zelante dei baciapile.
Michele Serra

Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica

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