Gli “inesistenti diritti” delle donne

Alla fine di febbraio le radicali Emma Bonino e Filomena Gallo si sono impegnate a supportare legalmente quelle donne che, rivolgendosi ad una farmacia per la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, se la vedano negare in nome della obiezione di coscienza del farmacista. «Il farmacista non può fare alcuna obiezione di coscienza – sosteneva l’avvocato Gallo in quella occasione – e deve invece limitarsi a somministrare un farmaco che viene peraltro richiesto con regolare prescrizione medica. Non hanno quindi alcun fondamento legale tali dinieghi e nessuna norma li supporta, mentre la mancata somministrazione dei farmaci e’ un reato civile e penale».
La reazione del quotidiano della Cei l’Avvenire non si fece attendere, perché i vescovi, monosessuali per statuto e sterili per voto, devono sempre fare la voce grossa contro le donne e contro la loro volontà o meno di affrontare una maternità. Ma il resto dei quotidiani nazionali – a parte qualche trafiletto – non aveva dato nessun rilievo alla iniziativa delle donne radicali, come spesso capita: e tante donne ancora non sanno che i farmacisti non possono fare “obiezione di coscienza” sulla vendita di farmaci.
Cronache Laiche, invece, torna spesso sul tema e proprio ieri mattina, con una intervista alla bioeticista Chiara Lalli a proposito di obiezione di coscienza, ritornava a denunciare i danni e gli abusi di questa pratica tutta italiana di negare la libertà di scelta delle donne (che sia per avere figli o per non averne). E stavolta ad arrabbiarsi con noi laici è direttamente il cerbero catto-tetra-partisan della politica. Nemmeno si era asciugato l’inchiostro di quella conversazione, che è subito arrivata la notizia di una mozione presentata alla Camera dei Deputati: Volonte’ (Udc), Fioroni (Pd), Roccella (Pdl), Polledri (Lega Nord), Buttiglione (Udc), Binetti (Udc), Capitanio Santolini (Udc), Calgaro (Udc), Di Virgilio (Pdl) e Mantovano (Pdl) sottoscrivono di voler «tutelare l’obiezione di coscienza non solo di coloro che sono impegnati a vario titolo nelle strutture ospedaliere, ma anche quella dei farmacisti». «Il diritto all’obiezione di coscienza – prosegue la mozione – non può essere in nessun modo ‘bilanciato’ con altri inesistenti diritti e rappresenta il simbolo, oltre che il diritto umano, della libertà nei confronti degli Stati e delle decisioni ingiuste».
Ecco fatto. Ecco che arrivano dunque i paladini di quei poveri obiettori indifesi che, mentre sono impegnati nelle strutture ospedaliere, si trovano quotidianamente vessati da donne aggressive e senza scrupoli. Quelle megere, titolari di inesistenti diritti, non sembrano aver altro da fare che attaccare quel simbolo, anzi quel diritto umano che si chiama “obiezione di coscienza”! E che presto sarà un diritto universale e sovrano: a disposizione degli avvocati che non vogliono difendere le donne vittime di violenza o di stupro, dei tassisti che non vogliono portarle in tribunale o in ospedale, degli uscieri che vogliono impedire la loro accettazione ai servizi pubblici, degli infermieri che non le vogliono assistere. Continuate a piacimento la lista degli obiettori possibili, perché il diritto alla obiezione sarà totale e ramificato. E nessuno pensi che possa mai, in alcun modo, essere bilanciato con gli inesistenti diritti delle donne.

Articolo pubblicato su Cronache Laiche

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