“Trattamento Sanitario Mortale”, il caso Mastrogiovanni

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Il 31 luglio del 2009, sulla spiaggia di Mezzatorre (comune di San Mauro Cilento), il cinquantottenne maestro elementare Francesco Mastrogiovanni fu catturato con grande spiegamento di forze dell’ordine e condotto all’ospedale pubblico di “San Luca” di Vallo della Lucania a seguito di un’ordinanza di “Trattamento sanitario obbligatorio” firmata dall’allora sindaco del paese di Pollica, Angelo Vassallo.
I motivi di quell’inseguimento, della cattura e del ricovero coatto non sono mai stati davvero chiariti e, per ora, una denuncia dei familiari di Mastrogiovanni contro chi ha disposto prima un fermo e poi un TSO, è stata archiviata. Ma il peggio della storia deve ancora venire.
Francesco Mastrogiovanni, sedato con quattro iniezioni di farmaco, venne legato a una branda del reparto psichiatrico del “San Luca” e lì rimase, mai nutrito né dissetato, per 82 ore. Fino a che morì, nel quasi totale disinteresse di medici e infermieri, che si limitarono a somministrargli due flebo e che lo slegarono soltanto dopo 5 ore e mezza dall’avvenuto decesso per edema polmonare (probabilmente dovuto agli sforzi dell’uomo nel tentativo inutile di liberarsi dalle cinghie).
Questo è l’agghiacciante resoconto non di qualche essere umano coinvolto nella vicenda, bensì del muto racconto di una telecamera del circuito chiuso dell’ospedale, che venerdì sarà pubblicato sul sito de ‘L’Espresso’ per volontà dei familiari: 82 ore dell’agonia di un uomo, più le altre ore che riprendono il suo cadavere ancora legato a un letto d’ospedale.
Oggi abbiamo visto una piccola parte di quel filmato al Senato della Repubblica, dove il senatore Luigi Manconi (presidente di “A buon diritto”) e le radicali Donatella Poretti (senatrice) e Irene Testa (segretario dell’Associazione “Il Detenuto Ignoto”), insieme ai familiari di Mastrogiovanni e al loro legale Gioacchino Di Palma, hanno indetto una conferenza stampa per rendere note la vicenda (su cui poca attenzione ci fu da parte dei media all’epoca dei tragici fatti) e lo svolgimento di un processo che vede imputati sei medici e dodici infermieri dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania.
Si attende con molta attenzione e preoccupazione l’esito di quella causa, in cui varie associazioni si sono costituite parte civile, che dovrebbe arrivare alla fine del mese di ottobre. Perché finalmente si faccia luce sugli aberranti esiti che può avere un incontrollato atto di “contenzione”, pratica assolutamente selvaggia – come sostiene Irene Testa – che sarebbe regolamentata da una legge del 1909 (sic!) ma che in realtà è interpretata e disposta nei modi più svariati dalle singole Regioni.
Perché il timore che casi come questo si possano ripetere non è una fantasticheria, data l’altissima percentuale di reparti psichiatri di ospedali pubblici, civili (si badi bene, non ospedali psichiatrici giudiziari!) dove la pratica della contenzione farmacologica e meccanica è diffusa e autorizzata, ma non controllata, come sostiene l’avvocato Di Palma, che punta il dito anche contro il troppo disinvolto uso del TSO.
E perché se quella inferta a Mastrogiovanni non è tortura – afferma Luigi Manconi – ci troviamo di fronte a una disumanità inaudita, che “arriva a crocifiggere un uomo a un letto di ospedale fino alla sua morte”. E della legge sulla tortura, per una fortuita coincidenza in discussione al Senato proprio nello stesso giorno, parla anche Donatella Poretti, rimarcando quanto sia difficile, tra rimandi e veti incrociati, dotarsi di una legge che si attende da decenni.
Senza contare, infine, quanto sarebbe necessario, proprio in casi come quello di Mastrogiovanni – ed è di nuovo Irene Testa a sottolinearlo – che ci fosse la possibilità di accesso, di ispezione e di controllo (“sindacato ispettivo”) almeno da parte dei parlamentari (quando nemmeno ai familiari è consentito) in istituti chiusi ma pubblici come ospedali, ospizi e case famiglia. Che troppo spesso diventano veri musei degli orrori, ma di cui la notizia ci raggiunge soltanto molto tempo dopo. Molto ma molto tempo dopo.

Articolo pubblicato su Agenzia Radicale

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