“La scelta di Barbara”: la vita in un attimo

100x140_Layout 1«Se perdi il tuo passato, non avrai un futuro». ll regista tedesco Christian Petzold racconta che questa frase della scrittrice Anna Seghers l’ha citata un’attrice proveniente dalla Germania dell’Est, durante le prove del suo “La scelta di Barbara” (esce nelle sale italiane il 14 marzo). Tante persone che sono fuggite dalla DDR prima della caduta del Muro di Berlino, devono aver ricordato quella sentenza prima di partire, lasciando tutto e tutti, per sempre; magari mentendo o facendo finta di niente fino all’ultimo istante.
Nel film siamo all’inizio degli anni Ottanta e anche la chirurgo pediatra Barbara (interpretata da una Nina Hoss che mette quasi soggezione) si trova in quella condizione sospesa: per avere chiesto un visto di espatrio dalla DDR, è stata trasferita da Berlino Est all’ospedale di un piccolo paese sulla costa tedesca dove, mentre conduce la sua vita professionale cercando di mantenere un algido distacco, viene costantemente pedinata da agenti della Stasi e, all’occasione, perquisita in casa e… nel corpo. Perché Barbara, lo sanno anche loro, vuole fuggire e il suo compagno, che vive in Occidente, sta preparando il suo addio definitivo all’Est.
Se nel magistrale “Le vite degli altri” di Henckel von Donnersmarck, il controllo del regime era esplicitamente in primo piano, nel film di Petzold diventa una sorta di cappa invisibile sotto la quale le persone si muovono, chi più e chi meno abituato, chi assuefatto o magari complice e delatore. Un’atmosfera in cui ci si muove come attori, burattini un po’ rigidi, sul polveroso palcoscenico di un vecchio teatro. Eppure la vita e l’amore germoglierebbero anche nel deserto degli affetti; anche quando fai di tutto per ripararti e per non farti coinvolgere: perché sulla tua strada può esserci il medico Andre o una giovanissima Stella, incinta e ribelle. E Barbara sarà costretta irrimediabilmente a una scelta, a più d’una scelta. Nello spazio di una notte, nel tempo del mare. Scelte che potrebbero condannarla per il resto della sua vita, nel bene e nel male; attimi come le giovani lacrime tenaci di Stella, come una stretta di mano con gli occhi negli occhi o come quella ratatouille cucinata quasi insieme, troppo vicini, tanto vicini da baciarsi. Ed è una di quelle scelte-attimi che possono restare dentro per sempre e valere magari un intero film.
© Paolo Izzo
Articolo pubblicato su Agenzia Radicale
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