“Spaghetti Story”, un sorriso da mandare in giro

spaghetti story

Più indipendente di così, il cinema non potrebbe essere: una camera digitale a mano, un teleobiettivo, due luci e un bassissimo budget. E soltanto undici giorni di riprese romane, tra Garbatella, Balduina e Casilina. Risultato? Un film bello e divertente, dove l’entusiasmo (ma anche alcune difficoltà) di chi ci ha lavorato è tangibile. Al recentissimo RIFF, il Festival romano del film indie, Spaghetti Story di Ciro De Caro era l’unica commedia italiana e, tra le ben 120 opere in concorso, si è meritatamente aggiudicato il premio di distribuzione: segno che la giuria del RIFF, insieme al pubblico che assisteva alla proiezione del film in due sale gremite, auspica che questo lungometraggio possa essere visto nelle sale cinematografiche.

L’amicizia dei due giovani romani, Valerio e “Scheggia”, i loro espedienti e peripezie per rimandare il “mondo degli adulti” il più possibile; l’amore di Serena e Valerio, con le serate sullo stretto divano e le colazioni di parole e progetti, le loro liti pre-coniugali e le improvvise fughe da quella che potrebbe essere LA storia della loro vita; la sorella solitaria e razionale, forse socialmente la più realizzata, ma sempre sull’orlo delle lacrime per la mancanza di affetti intorno a sé e al suo mondo “televisivo”; l’aspirazione del protagonista a voler fare l’attore a tutti i costi, ma tanto impostato e autocensurato da non riuscire a quagliare un provino, mentre la ruspante romanità del suo amico “pusher” rischia di risultare più genuina e di farli litigare; e improvvisamente il mondo dell’immigrazione cinese, con la prostituta Mei Mei ingenua e dolce ragazza con gli occhi a mandorla, che sconvolge, riunisce, emoziona e risveglia tutti, verso un finale commovente…

Ecco la storia, le storie, più o meno. In Spaghetti Story gli ingredienti di una bella commedia dolceamara ci sono insomma tutti: ci si immedesima, si ride e si riflette sul proprio quotidiano, soprattutto se si appartiene a questa generazione di trenta-quarantenni che ancora cerca di rimandare il futuro e dal presente vuole un’emozione o almeno un momento di serenità ogni tanto. E così, per quasi due ore, dimentichiamo le sempre più profonde difficoltà socio-politico-economiche in cui tutti ci troviamo: magari bastassero sempre una videocamera e degli attori bravi e simpatici per farcele anche risolvere! Ma, almeno ogni tanto, una evasione intelligente come Spaghetti Story ci vuole proprio e per questo ci uniamo alla speranza che questo film faccia un giro anche nelle sale vere e proprie, a portare il suo sorriso sulle nostre facce.

© Paolo Izzo

Recensione pubblicata su Agenzia Radicale

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