“Nella casa”. Tra cinema e scrittura, suspense e finzione

locandina Nella casaLo scrittore è un ladro di emozioni. Se lo incontrate per strada, potreste non saperlo. E perciò, confidando nella sua aria quasi indifferente e nella sua capacità di ascolto, finireste per raccontargli la vostra vita e per farlo insinuare nelle vostre sensazioni come un ospite inatteso. Non occorre altro, allo scrittore: torna a casa o si siede su una panchina e “vi” scrive, trasformandovi. Voi non potevate sospettarlo: ma siete entrati nelle sue pagine e lui nella vostra casa.
Nel nuovo film di François Ozon, Claude, un promettente narratore in erba, va ben oltre. Con la complicità del suo professore di liceo, che lo stimola riconoscendone le doti, entra fisicamente “Nella casa” di un suo goffo amico, scelto apposta per questa operazione, e comincia a rubare tutto quello che vi trova, a partire dalle emozioni, trasformandolo in un romanzo d’appendice a esclusivo beneficio del professor Germain e di sua moglie Jeanne, che viene coinvolta sin dalle prime pagine.

In un crescendo sospeso tra la commedia e il thriller psicologico, ben incalzato dalle musiche di Philippe Rombi, il film sembra davvero un libro e lo spettatore è talmente coinvolto da non rendersi più conto se, a sua insaputa, è diventato un lettore. Di sicuro, come Germain e Jeanne, rimane quasi ipnotizzato dalle incursioni di Claude nella casa e aspetta con ansia le sue… pagine. Nessuno si accorge, ma inconsciamente forse lo sa bene, che tutto questo è folle e che può portare a conseguenze anche drammatiche. Ma il filo della finzione legittima e assolve protagonisti e lettori-spettatori. Lasciando nel dubbio che ciò che accade non accada realmente. E viceversa.

Sembra un po’ “Teorema” di Pasolini (citato, infatti) e un po’ un film del migliore Woody Allen, quello degli inizi (citato, infatti); è liberamente adattato da una pièce teatrale intitolata “Il ragazzo dell’ultimo banco” dello spagnolo Juan Mayorga; ci sono spunti persino di Almodovar o dell’intramontabile “La finestra sul cortile”… Insomma Ozon ruba al cinema e alla letteratura, al teatro e alla vita, restando originale, come il suo film. Che è proprio come dovrebbe essere un film. O un libro.
E bravissimi sono gli attori, a cominciare dal giovanissimo Ernst Umhauer (Claude) e passando per un Fabrice Luchini in gran forma e una Kristin Scott Thomas perfetta per il ruolo di intellettuale e moglie, prima complice e poi ribelle.
Infine c’è la splendida Emmanuelle Seigner, il fulcro di tutta la storia, sensuale e innocente, da perderci la testa come infatti accade, da fare follie e da rischiare la vita… nonostante il suo ruolo sia quello di una donna bella ma un po’ qualunque. Ed è proprio quello che accade quando stiamo rubando un’emozione, quando i nostri occhi vogliono vedere un’altra realtà, trasformata dalla lente deformante di un regista interno. O di uno scrittore.

© Paolo Izzo

Recensione pubblicata su Agenzia Radicale

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