“Strade parallele” di Filippo Trojano: da Sabaudia a Reggio Emilia in bicicletta

Trojano 2Arrivando a Reggio Emilia ci si accorge presto di essere approdati in un’oasi: già appena usciti dalla stazione. Perché il primo movimento e il primo suono che passano accanto, provengono da una bici; il primo cartello che si trova è una freccia che indica una ciclofficina; il primo manifesto è quello degli Stati generali della bicicletta che si sono tenuti qui a ottobre scorso.
È ancora lì, quel manifesto, perché è un manifesto, appunto. Arrivando a Reggio Emilia, i primi sorrisi arrivano da stranieri di tutti i Paesi: sono loro che popolano le strade tra la stazione e il centro storico e “migrano”, inutile dirlo, su due ruote. Multietnica e in bicicletta, questa città. Un’oasi e un’isola, dove manca soltanto il mare.
Ora, il mare, anche questo si sa, può decidere di venirti incontro oppure devi andare a cercartelo. Altrimenti, te lo devi portare da casa, magari con la bicicletta. E’ quello che ha fatto un giovane fotografo romano, Filippo Trojano, che a Reggio Emilia, nell’ambito delFestival della Fotografia europea (3 maggio-13 giugno) porta il mare e le biciclette del litorale laziale. E qualcos’altro.
La sua mostra, che è anche un progetto, si intitola “Strade parallele”. I suoi scatti arrivano tutti da Sabaudia, in provincia di Latina, e dalle sue due strade principali: il lungomare e la litoranea. Entrambe percorse soprattutto in bicicletta, in un verso e nell’altro, talvolta senza che ci si incontri.

Trojano 1

Perché il lungomare è privilegiato dai turisti e dai sabaudiensi, mentre la litoranea, più interna e segreta, è battuta dagli indiani, che a Sabaudia formano la più numerosa comunità di immigrati. Sono schivi, gli indiani: anche per questo scelgono quella strada più pericolosa, dove le macchine corrono veloci, dove il suolo è meno curato. Oppure è perché i sabaudiensi fanno ancora difficoltà ad accettare quella convivenza, dimenticandosi che loro stessi, i loro antenati arrivarono a Sabaudia negli anni 30 dal Friuli e dal Veneto, migrando dal nord in cerca di una vita migliore. Filippo Trojano ritrae tutto questo, con le sue belle fotografie: indiani e italiani, con le loro biciclette, in una città di mare.
Spera che così le loro strade parallele si incontrino, si mescolino; spera che sulla litoranea si costruisca finalmente una pista davvero ciclabile; spera che il mare, le due silenziose ruote, lo sguardo di una fotografia, rendano possibile quello che gli esseri umani, a volte, non sanno fare: parlarsi. E va a dirlo proprio a Reggio Emilia, dove tutto questo è già una bella realtà, che fa stare bene. E infatti si vede il mare, anche dove non c’è: perché ti viene incontro.

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