Manifestazione per i diritti umani e civili a palazzo Grazioli: denunciati i Radicali Roma

Colpevoli di avere mostrato cartelli non autorizzati in cirillico: i Radicali chiedono risposte sul rispetto dei diritti civili ed umani in Russia.

Poco prima della cena di ieri sera a Palazzo Grazioli, residenza romana dell’ex premier Silvio Berlusconi, il cui ospite d’eccellenza è stato “lo Zar” russo Vladimir Putin, amico intimo dell’ex Presidente del Consiglio, uno sparuto gruppo di Radicali Roma, cappelli, guanti e sciarpe per coprirsi dal freddo (non dai lacrimogeni) e cartelli alla mano, ha manifestato davanti all’ingresso principale dello storico palazzo romano.

Nessuna violenza, in perfetto stile radicale, e nessun clamore: la piccola delegazione di Radicali Roma ha atteso l’arrivo del Presidente Putin lungo via del Plebiscito, per tentare di chiedergli conto delle gravi violazioni dei diritti civili ed umani in Russia.

L’omofobia imperante, il trattamento repressivo ed ingiusto alle tre Pussy Riot, delle quali non si parla più, l’arresto degli attivisti di Greenpeace (ed il loro rilascio, sintomatico di come in Russia i rapporti fiduciari e il denaro possano aprire molte porte, anche quelle ermetiche delle carceri di Stalingrado), la repressione delle opposizioni non allineate, tutti elementi che mettono a nudo un nervo ancora scoperto del sistema sociale e giudiziario russo, rimasto a parecchi anni prima la caduta del muro.

Tutti temi che Putin non ha toccato, e non toccherà in alcun modo, almeno nella sua permanenza italiana: i Radicali Roma, che proprio in qualità di Radicali pongono molta attenzione sul rispetto dei diritti civili in ogni parte del mondo, hanno per questo deciso di organizzare un sit-in per esporre alcuni cartelli in cirillico: “Свобода для всех из PUSSY RIOT a ARCTIC 30 как для вашего друга BERLUSCONI, господин PUTIN” (Tutte le Pussy Riot e tutti gli Arctic 30 liberi come il suo amico Berlusconi, presidente Putin); “Нет гомофобическому насилию, господин PUTIN” (No alla violenza omofoba, presidente Putin); “Cвобода A Ненасилие” (Libertà e nonviolenza); “А права LGBTI, мистер PUTIN?” (E i diritti LGBTI, mister Putin?).

Il risultato è stato quello che potete vedere nel video: cartelloni strappati dal servizio d’ordine, che esegue, alcuni radicali portati in questura, schedati e denunciati: la sovversione messa in atto dai Radicali è la violazione art. 18 TULPS (il Testo Unico delle Leggi di pubblica sicurezza, basato sul regio decreto del 1931) per manifestazione non preavvisata ed autorizzata dalla competente autorità.

I denunciati alla fine, usciti solo alle 3 di notte dalla Questura di Roma, sono stati in due, tra cui il segretario di Radicali Roma Paolo Izzo:

“Ieri sera non siamo riusciti a chiedere conto a Vladimir Putin dello stato dei diritti umani nel Paese di cui egli è presidente. Siamo stati fermati prima, dalle forze dell’ordine italiane (e russe) schierate in imponente assetto quasi guerresco per proteggere la visita di Putin a Silvio Berlusconi, presso palazzo Grazioli. […] Ma il nostro gesto nonviolento non è stato consentito e ci è stato contestato il mancato preavviso alla Questura di una manifestazione: non trattandosi di manifestazione, che comunque non sarebbe stata autorizzata né vi sarebbero stati i tempi tecnici per presentarla, non avevamo ritenuto, infatti, di comunicarla in anticipo, se non a mezzo stampa. […] Non ci sono state ulteriori contestazioni poiché non abbiamo opposto alcuna resistenza né all’impedimento di rendere visibili le nostre domande scritte su carta, né alla traduzione verso il commissariato.”

Per certi versi quanto occorso ieri a via del Plebiscito può essere letto in più modi: dal punto di vista “criminale”, o “sovversivo”, questo “battesimo in Questura” dei Radicali Roma non può che rallegrare chi pensa ai diritti civili ed umani come un principio di civiltà inalienabile ancora troppo poco garantito, in Italia e nel resto del mondo. Sotto il profilo meramente pratico però fanno riflettere le “misure di sicurezza” che lo Stato mette in essere in queste occasioni, certamente non pericolose o ad alto rischio (ieri sera via del Plebiscito era più che tranquilla), sempre più schiacciate sulle richieste dell’ospite e sempre meno sullo stato di diritto.

In questo senso la denuncia fa un po’ sorridere: solo il 4 agosto scorso la polemica sul palco non autorizzato, proprio sotto Palazzo Grazioli, veniva estinta dai soliti pompieri e cancellata con un bel colpo di spugna.

Articolo di Andrea Spinelli Barrile, pubblicato su 06blog.it

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