L’Italia non cada nella narcolessia in tema di droghe

ARIANNADichiarazione di Claudia Sterzi, segretaria dell’Associazione Radicali Antibroibizionisti, e di Paolo Izzo, segretario dell’associazione Radicali Roma

«Una richiesta di riforma delle politiche sugli stupefacenti è evidente a livello mondiale. In Italia, la messa in moto di questo processo è più lenta e il dibattito è narcotizzato da una asfittica assenza di democrazia e di informazione. Tuttavia un crescente brusio italiota dimostra che si può aprire un varco persino da noi, dopo la proposta di legge annunciata da Luigi Manconi, che va ad aggiungersi a quelle di Daniele Farina (SEL) e di Sandro Gozi e Roberto Giachetti (PD), per dire solo delle più recenti, visto che nei meandri del Parlamento ne esistono almeno un’altra mezza dozzina, a partire da quelle di noi Radicali, che l’estate scorsa, nel silenzio assordante dei media, abbiamo anche proposto un referendum sulla depenalizzazione dei reati di lieve entità legati a fatti di droga, oltre ai reiterati atti di disobbedienza civile di Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani, e di decine di nostri militanti.

«Anche per questo parteciperemo alla grande manifestazione nazionale contro la legge Fini-Giovanardi che si terrà il prossimo 8 febbraio. L’11 sarà infatti il giorno del pronunciamento della Corte Costituzionale sul decreto legge che nel 2006, senza alcun dibattito parlamentare, ha avvalorato il permanere della canapa nelle tabelle delle sostanze perseguibili penalmente, dopo che l’ultimo atto del governo precedente era stato di inserirla fra quelle terapeutiche. La gestione Giovanardi&Serpelloni si è poi distinta per la demolizione di ogni progetto di riduzione del danno, favorendo la diffusione di malattie sierotrasmesse, oltre al dispendio di soldi pubblici in opere di disinformazione e alla grande attenzione ai finanziamenti alle comunità terapeutiche e alle ricerche pseudoscientifiche sugli effetti della cocaina nei… topi adolescenti.

«Riuscirà il mondo antiproibizionista italiano ad andare oltre le divisioni e a costituire un fronte di pressione? Riusciranno le forze politiche ad accordarsi in numero sufficiente da poter tentare un confronto parlamentare? Dipende da tutti noi, Radicali e non».

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