#LaSvoltaBuona, ma con eresia!

logo huffingtonLa prima lettera a un quotidiano? Era il 1984, aveva quattordici anni e si trattava delle pagine de la Repubblica. Eugenio Scalfari, anche se non pubblicò le poche righe inviate, rispose. Vent’anni dopo quel tentativo, fu un profluvio di lettere indirizzate ai “luoghi meno faziosi dell’informazione”, come lui stesso le definisce, ossia le rubriche delle lettere ai giornali.

Per capire Paolo Izzo – già autore de Il ladro di emozioni (Memoria Edizioni, 1996), Donna Uomo (Libroitaliano, 1999), Il dentro del suono (Ibiskos Risolo, 2005), Dopo le nuovole (Ibiskos Risolo, 2008) – basta la missiva che apre la raccolta che va sotto il nome di Lettere Eretiche (Stampa Alternativa, 2014 – in uscita il 25 giugno): “Sono arrivato a una conclusione: vorrei essere scomunicato dalla Chiesa cattolica. (…) Sono ateo, sono a favore della contraccezione, dell’amniocentesi, della fecondazione assistita ed eterologa, dell’aborto, della ricerca sulle cellule staminali embrionali, dell’eutanasia”.

L’eresia, che Izzo definisce come espressione riferita “a coloro che pensano con la propria testa”, non prende mai (o quasi) la forma della lamentazione, quanto più assume la forma dell’impegno civile di un cittadino senza altra forza che il proprio pensiero. Un’iniziativa nonviolenta quindi, che cerca di inserire nei quotidiani italiani, giorno dopo giorno, delle notizie oscurate da un’informazione che non è troppo definire “di regime”. Nelle sue Lettere Eretiche troviamo la campagna “Eutanasia Legale”, i referendum per l’abrogazione della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi, la battaglia per l’amnistia e la “giustizia giusta”, la fatica per smontare la Legge 40 e quella per far applicare la 194.

Le lettere laiche, politiche ed etiche – questi i tre filoni principali della raccolta – mostrano l’Italia che nessuno racconta, quella delle grandi lotte civili e sociali che non trovano spazio nei titoli a caratteri cubitali. Ma non solo: rendono evidente, messe così una in fila all’altra, come ognuno, nel suo piccolo e con le proprie competenze, può aprire dibattiti, sollevare temi e, chissà, magari, aggiungere un mattoncino per il cambiamento di questo Paese.

Matteo Mainardi per Huffington Post

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