Il Messaggero – A Ostia, visuale del mare impedita. Esposto dei Radicali: «Giù il lungomuro»

ostia pontile

A Ostia il mare è vietato, anche allo sguardo. I muri che dividono la spiaggia dalla strada sono troppo alti e non rispettano le prescrizioni fissate sulle concessioni demaniali. Così, tutta la materia si trasferisce nelle aule del tribunale.

Dopo aver ottenuto l’apertura di due varchi d’accesso all’arenile direttamente dal Pontile, il nuovo obiettivo dei Radicali di Roma è abbattere il ”lungomuro” rappresentato da recinzioni e barriere che ostacolano la vista del mare, soprattutto nel tratto centrale, quello pedonalizzato oggi come nel resto delle domeniche di ottobre.

«Sul lungomare di Ostia – segnala Paolo Izzo, segretario dei Radicali di Roma – per circa nove chilometri non è possibile vedere il mare perché vi è una fila ininterrotta di stabilimenti che sono giunti a recintare il tratto di arenile rilasciato loro in concessione dal Comune di Roma con muretti di cinta, siepi, ringhiere coperte con teli oscuranti e che rendono impossibile la vista del mare dalla strada. E’ un’indecenza alla quale è giunto il momento di dire basta».

Nella denuncia i Radicali segnalano che in molte concessioni rilasciate dal Campidoglio all’articolo 13 è prevista espressamente l’altezza della recinzione consentita: in alcune è di 20 cm, in altre può raggiungere il limite massimo di 120 cm sul livello strada. Inoltre quell’articolo specifica che «le cabine non dovranno essere disposte in file continue ma, qualora le stesse siano in posizione tale da impedire la vista del mare, dovranno essere opportunamente intervallate da spazi liberi per ogni piccolo gruppo; la recinzione dello stabilimento verso terra non deve essere in muratura ma con decoroso sistema a giorno e alta non più di cm… (variabili a seconda della concessione n.d.r.)».

Le copie di concessioni allegate all’esposto indicano, ad esempio, le rispettive altezze massime: 20cm per ”La Capannina a mare”, “Tibidabo” e “Dune”, 90 per “l’Urbinati”, 120 per “Il Capanno” e “Shilling”, 90 per “La Vittoria”, 110 per “La Playa”, “Sporting Beach” e “Venezia”. I Radicali, armati di metro da cantiere, sono andati a fare le misurazioni ed hanno scoperto che alcuni stabilimenti non si sarebbero attenuti alle prescrizioni. “La Capannina” avrebbe elevato, tra muro e vegetazione, una “barriera” da un metro e mezzo. Stessa misura per “Urbinati”. Al “Capanno” le cabine impediscono la visibilità del mare. Al “Tibidabo” il concessionario ha innalzato un’aiuola con terra di riporto fino all’altezza delle proprie cabine e cioè oltre i due metri. Alla “Vittoria” il muro è di 120 cm. Alla “Playa” ed allo “Sporting beach” la vegetazione raggiungerebbe addirittura quota tre metri. Il “Venezia”, secondo i Radicali, avrebbe rispettato l’impegno ed il mare è visibile.

“Chiediamo che l’amministrazione e la magistratura facciano rispettare le prescrizioni abbattendo le barriere che impediscono la visuale del mare dalla strada” è la richiesta perentoria di Paolo Izzo.

Articolo di Giulio Mancini su Messaggero.it

N.B. Sul tema trattato nell’articolo del Messaggero, oltre che su un dossier presentato da Radicali Roma a proposito della “sicurezza” dei lidi nazionali, sono stato anche intervistato alle 10 da Radio Città Futura e poco dopo da Radio Radicale, durante il notiziario delle 14.

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