Lettere Eretiche – Recensione di Antonietta Molvetti su “Italia Magazine”

lettere ereticheTra poesia ed eresia: la bellezza delle lettere alla redazione

Paolo Izzo, classe 1970, napoletano di nascita ma romano di adozione, scrittore e giornalista, già Segretario dei Radicali di Roma, è l’autore di un libro decisamente originale.
“Lettere Eretiche”, questo il titolo del volumetto edito da Stampa Alternativa, è un’antologia delle missive indirizzate dal cittadino Izzo, nell’arco degli ultimi sette anni, ai principali quotidiani italiani. Raccolta in cui protagonista è dunque, per la prima volta, “il latore della presente”. Un dettaglio che innova radicalmente il genere dei libri di lettere alla redazione, nei quali tradizionalmente si propone, al contrario, una selezione delle risposte date ai lettori. Nessuno più assiduamente di Paolo Izzo pare aver utilizzato lo strumento della corrispondenza ai giornali per esprimere opinioni, sollevare interrogativi e opporre obiezioni sui principali temi sociali che interessano il Paese. Una pratica ormai pluriennale, cominciata all’età di quattordici anni con una lettera a “la Repubblica” dell’allora direttore Scalfari, che ci auguriamo continui con immutata vivacità, visto l’apprezzabile risultato di questo progetto editoriale.
Paolo Izzo è un militante politico. La gran parte dei temi trattati nelle “Lettere Eretiche” traggono inevitabile spunto dalle sue battaglie radicali. Eppure le pagine che si hanno tra le mani sono interessanti non solo sotto il profilo dei contenuti, quanto e forse di più sotto quello della forma. A prescindere dagli argomenti e delle tesi sostenute, condivisibili o meno, il libro colpisce e piace per l’evidente talento del loro autore. Nelle poco più di duecento parole a disposizione, la penna di Izzo offre una notevole prova di scrittura. Benché sia obbligato a scegliere con puntualità e precisione quasi chirurgica i vocaboli, Paolo Izzo nel proporre le sue argomentazioni, riesce a non sacrificare mai né arguzia, né ironia, né, in alcuni passaggi, la poesia. Riassume cioè, con una grande proprietà di sintesi, concetti, commenti, sentimenti.
«E’ una lacrima che scorre sulla carta l’ombra che lascia un bambino passato di mano in mano dal barcone allo scoglio. “Catena umana” l’avete chiamata ed è un ossimoro dolce quella “catena” che si unisce alla parola “umano”. E non c’è un’altra risposta possibile ai razzisti, agli xenofobi, agli anaffettivi: catena umana». Questo il toccante incipit di “La catena umana”, lettera apparsa l’11 Maggio del 2011 su “L’Unità” e su “Il Fatto Quotidiano”, in cui Izzo affronta il dramma, ancora attualissimo, dei migranti. Parole potenti, a riprova che la poesia, con la sua bellezza, può germogliare ovunque, anche, come in questo caso, in un prato disseminato di eresie.

Antonietta Molvetti su Itali@Magazine

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