QR 111 – Della Russia (di Putin) con amore

putin-500x500Il nuovo anno è iniziato con due importanti notizie riguardanti la Russia di Vladimir Putin. La prima è una telefonata del presidente con il premier italiano Matteo Renzi, avvenuta “per iniziativa italiana” l’8 gennaio, che ha già scatenato i cronisti politici, dal momento che un coinvolgimento del nostro Stato nel raddoppio del gasdotto North Stream 2, non solo sottrarrebbe alla Germania il monopolio della distribuzione di gas naturale in Europa, ma sarebbe anche un bel colpo per la Russia nei suoi rapporti con l’Unione europea. La seconda notizia è più recente, nonché più scomoda, e riguarda la chiusura dell’inchiesta britannica sulla morte dell’ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko, morto a Londra nel 2006 per avvelenamento da polonio radioattivo: secondo il report del giudice dell’Alta Corte londinese, Sir Robert Owen, l’avvelenamento sarebbe stato eseguito da altri due ex agenti russi, Andrei Lugovoi e Dmitry Kovtun, con “forte probabilità” per un ordine ricevuto dall’alto.

Anche se il caso Litvinenko è ampiamente trattato, non vi è traccia invece di Matteo Renzi, neanche nominato, nel corposo volume di Gennaro Sangiuliano dedicato a “Putin. Vita di uno zar”. Ma forse questo è solo perché il saggio è stato pubblicato da Mondadori (“Le Scie”, pp. 280 – € 22) a novembre 2015. L’autore giustamente sottolinea come «La storia politica e personale di Vladimir Putin è ancora tutta da scrivere. Il personaggio è lontano dall’essere storicizzato, la sua attualità è viva, pronta a riservare sorprese» e dunque, aggiungiamo noi, anche il nostro presidente del Consiglio ha tutto il tempo per entrare nella biografia del leader russo (e viceversa), non sembrando egli immune dalla vera e propria fascinazione a livello internazionale che emana dal Cremlino e dalla storia personale e politica del suo “zar”.

In questo contesto, anche il libro del bravo Sangiuliano, attualmente vicedirettore del Tg1 Rai, si legge come un romanzo, anzi: un’epopea. E, dall’appassionante lettura, arrivano persino scene e flashback che sarebbero già pronte per un film. A cominciare dalla Leningrado in cui nasce e cresce Vladimir, che nel 1952 è «ancora un cumulo di macerie [essendo] la città che ha subito il più orrendo assedio della Seconda guerra mondiale, novecento giorni di morte in cui hanno perso la vita un milione di cittadini»; passando per vivide evocazioni dalla letteratura russa o da quella spionistica più occidentale, il racconto della vita di Putin fatto da Sangiuliano è in realtà una grande “biografia” dell’Unione Sovietica e, poi, della Russia come la conosciamo (mai abbastanza) oggi.

L’ascesa del glaciale “Volodia”, che passa da un’infanzia da teppista a una adolescenza di studi; che si tiene lontano dai vizi e dalla depressione che spesso attanagliano i suoi conterranei; che mette su una famiglia e la sua carriera (cominciata caparbiamente nel Kgb) con la stessa determinazione; che vede nella “paralisi del potere” il peggior nemico; che riesce a combattere quegli stessi oligarchi che lo hanno magari aiutato nel tempo, ma da cui si differenzia per non essersi mai veramente arricchito personalmente durante il suo iter politico; che aiuta e sostiene, invece, quelli che considera i suoi veri amici; che persino arriva a ottenere il plauso di importanti dissidenti dell’ex URSS. Ecco, questa ascesa di Putin, senza il racconto così dettagliato della Storia, sovietica prima e russa poi, reso da Sangiuliano, forse non sarebbe nemmeno comprensibile, così come non lo sarebbero il risorgere della identità nazionale a base religiosa (anche la “conversione” di Putin dopo l’incendio della sua dacia è un capitolo veramente da romanzo) e la cosiddetta “democrazia controllata” che Putin è riuscito a imporre, anche con pugno di ferro e atti decisamente autoritari, a un popolo che – come disse egli stesso nel 2005 – è «in ritardo, non può adeguarsi da un giorno all’altro alla democrazia come nei vostri paesi, ci vuole tempo, altrimenti gli effetti saranno destabilizzanti».

Certo, estese ombre ancora gravano sulla biografia dello “zar”, a cominciare dai casi come quello richiamato all’inizio o dalle morti misteriose dei giornalisti e degli avversari politici; o per la drammatica questione cecena (i racconti degli attentati al teatro Dubrovka di Mosca e alla scuola di Beslan sono pagine veramente agghiaccianti); per le restrizioni spesso pesanti sui diritti umani e civili; per le oscure trame tessute in ambito politico, economico e internazionale. Su queste ombre, Sangiuliano a volte si mostra un po’ troppo indulgente, cavandosela con una formula ripetuta in varie occasioni, che recita più o meno così: “questa versione però non è mai stata confermata”. Tuttavia, il lavoro del giornalista sulla biografia di Vladimir Putin non arriva mai ai livelli di apoteosi che dobbiamo sorbirci di tanto in tanto (dal profumo Putin, “forte e dolce”, alle statue di cioccolata a lui dedicate, fino alla vera agiografia trasmessa recentemente dalla Rete4 di Fininvest) e traccia, semmai, una importante base di conoscenza del personaggio, soprattutto per chi, dal nostro Paese, a partire dal premier Renzi, è chiamato a confrontarsi sul delicato scenario internazionale con lui e con un “vissuto” decisamente non paragonabile al proprio.

@ Paolo Izzo – Recensione pubblicata su Quaderni Radicali n. 111

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