Riccardo Scamarcio: mi chiamo Pericle e faccio il culo alla gente

pericle

Il viaggio di “Pericle il Nero” comincia tanti anni fa, nei Quartieri spagnoli di Napoli. Lo racconta Giuseppe Ferrandino per i tipi della Granata Press di Bologna nel 1993. Dopo essere rimasto quasi ignorato in Italia, il romanzo dello scrittore partenopeo approda a Parigi, pubblicato dalla prestigiosa Gallimard e, dato il grande successo, risorge in Italia con Adelphi nel 1998. Dopo alcuni tentativi che non vanno a buon fine, Pericle oggi diventa anche un film, quando ormai è… maggiorenne. La regia è affidata a Stefano Mordini, la produzione e l’interpretazione sono di Riccardo Scamarcio. E, si sa, il viaggio trasforma le persone e anche la memoria, negli anni, si fa più vaga o più precisa, a seconda delle circostanze.

Nella versione originaria Pericle, sovrappeso e canuto, vive e “opera” a Napoli, dove esegue la sua specialità tra una canna e l’altra, al servizio di don Luigino detto Pizza, che per lui (e per la malavita) è un vero “padrino”. Quando il boss si imbatte in persone che non lo assecondano, manda Pericle a svergognarle, che siano uomini, donne o preti. Ma un errore fatale costringe l’insolito sicario a una repentina fuga, che lo porterà prima dai parenti di Battipaglia, in provincia di Salerno, e poi a Pescara, dove tenterà di rifarsi una vita.

Nel libero adattamento cinematografico, invece, l’ambientazione scelta da Mordini è un nord Europa scolorito e umido, dove immigrati ed emigrati si mischiano e dove tutto scorre con la stessa indolente, feroce accidia con cui Pericle – che stavolta si droga con la chimica ed è diventato improvvisamente più bello – sodomizza i malcapitati dalla belga Liegi alla spiaggia di Calais. Cioè dall’Italia alla Francia, proprio come ha dovuto fare il suo creatore.

In quello che una delle sceneggiatrici, Francesca Marciano, ha felicemente definito “un dramma in tre atti”, visto che la trasformazione di Pericle è qui raccontata con scandita precisione, c’è spazio anche per una speranza di amore e per l’ironia. La prima prende le dolci sembianze dell’attrice francese Marina Foïs – incredibilmente somigliante alla Debra Winger di “Ufficiale e gentiluomo” – che rappresenta il possibile riscatto, ma anche la prima défaillance di Pericle, solitamente abituato ad agire a comando. Nel frattempo l’ironia, ben dosata, riesce persino a edulcorare l’inquietudine degli spettatori, alle prese con un plot non proprio leggero.

Lo sa bene Scamarcio che, durante la conferenza stampa di presentazione (il film esce il prossimo 12 maggio nelle sale italiane), gigioneggia con una giornalista che chiede come mai il “mestiere” di Pericle sia poco esplicitato, evidentemente essendosi persa la prima inconfutabile scena e una buona metà della pellicola. Da quel momento Scamarcio è più volte tentato di rispondere con una battuta alla… Rocco Siffredi e il pubblico in sala forse tira un sospiro di sollievo.

Intanto questa storia, molto noir e molto “francese”, approderà a Cannes fuori concorso e avrà sicuramente successo, proprio come il romanzo che l’ha raccontata e il cui autore perdonerà sicuramente il déjà-vu della scena finale. Perché “Pericle il Nero”, con il sorriso sfottente di Scamarcio dietro al finestrino di una macchina in corsa verso una “possibilità”, sta innegabilmente ricominciando il suo viaggio.

© Paolo Izzo – recensione pubblicata da Agenzia Radicale

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