Petizione in memoria di Ipazia e Giordano Bruno

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La storia di Ipazia di Alessandria raccontata dallo scrittore Paolo Izzo, nel giorno di San Cirillo D’Alessandria. Paolo Izzo, scrittore e Radicale, in una delle sue lettere eretiche ai giornali narra la storia del femminicidio (religioso) di Ipazia Di Alessandrianel giorno in cui si festeggia San Cirillo.«Aprendo un giornale a caso è facile imbattersi nel santo del giorno che, se non direttamente in prima pagina accanto alla data, si trova con le previsioni meteo o le estrazioni del lotto. Oggi 27 giugno i cattolici festeggiano san Cirillo di Alessandria, colui che fu vescovo quando i suoi integralisti sostenitori, detti “parabolani”, squartarono con dei cocci la matematica e filosofa Ipazia, le cavarono gli occhi mentre era ancora viva e infine ne bruciarono i resti. Il tutto davanti a una chiesa e in pieno periodo di quaresima.»
«Correva l’anno 415, ma ricordare oggi Ipazia, insieme al “santo” che permise alla propria milizia privata la sua barbara esecuzione, sarebbe importante; specialmente in tempi in cui si alternano notizie di uccisioni di matrice religiosa e di femminicidi: nella vicenda di Ipazia di Alessandria ci sono entrambi gli orrendi delitti. La filosofa venne uccisa in quanto scienziata – e dunque eretica – ma soprattutto in quanto donna: da fare a pezzi, bruciare, annullare, cancellare dal mondo degli uomini e, se possibile, anche dalla memoria della storia. Perché le donne, lo diceva un altro santo di nome Paolo, devono stare in silenzio. Cioè: non esistere», così lo scrittore e Radicale Paolo Izzo, in una delle sue consuete lettere “eretiche” ai giornali.
(da ContattoNews, 27 giugno 2017 – articolo di Francesca Donnarumma de Luca)

Paolo Izzo: ottimo successo per la petizione on line lanciata su Change.org. Ha superato i 200 sostenitori la petizione online che lo scrittore e Radicale Paolo Izzo ha rivolto una settimana fa a Papa Francesco dalla piattaforma Change.org
(https://www.change.org/p/papa-francesco-revoca-della-santità-di-cirillo-di-alessandria-e-roberto-bellarmino), con queste parole: «Cirillo di Alessandria e Roberto Bellarmino, entrambi santi della Chiesa cattolica, sono anche i mandanti di due brutali esecuzioni che portarono alla morte rispettivamente dei due filosofi Ipazia di Alessandria e Giordano Bruno».
«Alla attenzione dell’attuale pontefice Jorge Mario Bergoglio, reggente dello Stato Vaticano, che non esita a fornire la sua opinione-ingerenza nei fatti politici e sociali dello Stato italiano, ci permettiamo di sottoporre la nostra personale opinione-ingerenza: i responsabili formali della morte di altri esseri umani, vieppiù liberi pensatori, non dovrebbero essere santificati, neanche se hanno contribuito con merito alla fondazione, alla diffusione e al mantenimento della Chiesa romana e del pensiero religioso cattolico. Perciò chiediamo – conclude Izzo – la estromissione di Cirillo di Alessandria e Roberto Bellarmino dal calendario cattolico e la contestuale revoca del loro status di santi».
(da ContattoNews, 7 luglio 2017 – articolo di Francesca Donnarumma de Luca)

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KNews – Giardini Marco Pannella: Paolo Izzo dei Radicali oggi è in sciopero della fame!

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Giardini Marco Pannella, ultime news. Continuano i digiuni di iscritti al Partito Radicale, e si allarga il fronte di chi chiede una risposta di Sala al voto, di oramai più di 6 mesi fa, del Consiglio Comunale sui Giardini Pannella. I Radicali di Milano stanno digiunando per sollecitare una risposta del Sindaco di Milano alla richiesta, votata dal Consiglio Comunale, di derogare alla norma che prevede la possibilità di intitolare un bene pubblico a personalità solo dopo 10 anni dalla loro scomparsa.

Nella fattispecie, la deroga riguarda la possibilità di poter intitolare i giardini di Piazza Aquileia, davanti al carcere di San Vittore, a Marco Pannella. Dopo vari e diversi pareri di componenti della Giunta e dello stesso Sindaco Sala, sulla deroga alla norma, non è ancora arrivata una risposta ufficiale. Alla morte di Pannella, infatti, la Comunità Ebraica Milanese ha proposto di dedicargli i giardini di Piazza Aquileia subito l’attenzione è andata al vicino Carcere di San Vittore, memori di tante battaglie per la giustizia giusta del leader radicale e dei militanti radicali.

I Giardini in memoria di Marco Pannella

In molti hanno chiesto al Sindaco Sala di attivarsi per chiedere una deroga anche per il leader radicale, come del resto ha fatto il Consiglio Comunale quasi all’unanimità il 22 settembre scorso. Intanto, vari iscritti al Partito Radicale Nonviolento transpartito transnazionale insieme ad altri cittadini da quasi 2 mesi si alternano in digiuni per avere una decisione definitiva di Sala. Oggi sabato digiuna lo scrittore e giornalista Paolo Izzo, per sollecitare la risposta di Sala e sostenere la richiesta di deroga alla norma che impedisce di intitolare luoghi pubblici a personalità scomparse da meno di 10 anni, che sarebbe il modo migliore di iniziare il mese di iniziative in ricordo di Pannella.

Paolo Izzo esponente dei Radicali oggi in sciopero della fame

Dichiara Izzo in una nota: «Con quesiti e orari semplici, quasi marzulliani, da mezzanotte di oggi fino alla stessa ora di sabato, digiunerò affinché il Consiglio comunale di Milano e il Sindaco Beppe Sala si diano una risposta a una domanda che si sono posti a suo tempo. Come ho appena scritto alla edizione milanese del Corriere della Sera, che già diede spazio a me e a Gianni N Rubagotti a fine gennaio scorso, ben nove mesi fa al Comune di Milano è stata depositata una mozione a prima firma Elena Buscemi (Pd), che chiedeva per Marco Pannella una deroga alla norma che impedisce di intitolare luoghi pubblici a personalità scomparse da meno di 10 anni».

«Votata alla quasi unanimità a settembre 2016, la mozione indicava i giardini di piazza Aquileia, confinanti con il carcere di San Vittore e vicini a dove – ai primi dell’Ottocento – sorgeva il più antico cimitero ebraico milanese, come il posto giusto per ricordare il leader radicale. Da allora a livello istituzionale solo rimbalzi di palla e frasi a mezza bocca e a mezzo stampa, ma nessuna risposta ufficiale, né in Aula consiliare né in Giunta, nonostante ulteriori due lettere aperte al sindaco Beppe Sala da parte di militanti del Partito Radicale e della associazione radicale “Myriam Cazzavillan”, volte ad avere un chiaro sì o no. Da qualche settimana abbiamo ripreso a invocare quella risposta semplice e personalmente questo sabato digiunerò prendendo il testimone di altri radicali che sono impegnati nella staffetta nonviolenta: dopo nove mesi, il Comune di Milano riuscirà a partorire finalmente una decisione che riguarda se stesso?», così conclude lo scrittore e Radicale Paolo Izzo.

Articolo di Francesca Donnarumma de Luca
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la Repubblica (ed. Napoli) – Il dibattito. Englaro e il biotestamento: «Ora il Paese è pronto»

Beppino Englaro a Napoli: “L’Italia è pronta al testamento biologico”

Convegno organizzato dall’associazione “Divorzio al volo”, gestita da quattro avvocati, Rosanna Buonanno, Giorgio Coppola, Francesca Doria e Maria Giuseppina Chef

di Paolo De Luca

Si scrive Dat, si legge testamento biologico. Precisamente, “Dichiarazione anticipata di trattamento”. È questa l’espressione che delinea la volontà di ogni persona, sulle terapie a cui intenda o non intenda essere sottoposta, qualora si trovi nell’incapacità di esprimerlo, magari a causa di malattie o lesioni cerebrali irreversibili.

Se ne è parlato sabato mattina a Napoli, ad un convegno organizzato dall’associazione “Divorzio al volo”, gestita da quattro avvocati, Rosanna Buonanno, Giorgio Coppola, Francesca Doria e Maria Giuseppina Chef. In Italia si attende da anni una legge sul testamento biologico, il cui disegno, presentato dalla senatrice Donata Lenzi, è proprio in questi giorni al vaglio della Camera (dopo due rinvii precedenti).

Un tema delicato e spesso controverso, quello del diritto a disporre della propria salute e sulla scelta di rifiutare cure accanite, tra convinzione e coscenza, doveri e obiezioni.

Soprattutto alla luce di casi emblematici, come quello di Piergiorgio Welby, o (il più recente), quello di dj Fabo. Due casi diversi per metodi e finalità (il primo, se n’è andato per interruzione dell’alimentazione parenterale, il secondo col suicidio assistito in Svizzera), ma entrambi accomunati dalla disperazione di un essere umano, stanco di soffrire, di sopportare. Ma senza via di fuga legale.

Proprio come accaduto per Eluana Englaro, la giovane donna “morta due volte”, la prima, il 18 gennaio 1992, la seconda il 9 febbraio del 2009, dopo un’interminabile lotta giudiziaria di Beppino, suo padre, affinché le venisse riconosciuto il diritto di staccare la spina.

E’ stato proprio lui, Beppino Englaro l’ospite principale del convegno partenopeo. Per raccontare la sua esperienza. Che ha fatto giurisprudenza.

“Dieci anni fa, ero solo – dice – La vicenda di Eluana ha contribuito a cambiare le cose. Ora il Paese è cambiato. C’è un interesse e consapevolezza sempre maggiore sull’argomento. E, soprattutto, c’è un disegno di legge pronto. E valido”.

A moderare l’incontro, è il radicale Paolo Izzo, in prima linea per l’approvazione del testamento biologico e, in ulteriori battaglie, per il suicidio assistito e l’eutanasia.

“Il testo della senatrice Lenzi, al momento alla Camera – dice – ha richiesto nove mesi di lavoro. E arriva soltanto otto anni dopo la morte di Eluana. Ma siamo ottimisti sulla sua convalida e al passaggio in Senato, nonostante siano già quasi trecento gli emendamenti proposti e il Governo sia costretto a una corsa contro il tempo per il rischio elezioni anticipate”.

“Ora tocca anche a noi – riprende Beppino – Gli italiani sono pronti a farsi sentire e chiedere a gran voce i propri diritti su questo tema. Sono stati fatti tanti passi avanti, la siamo ancora di fronte ad un tabù.Il ‘lasciare andare alla morte’ è un diritto di ognuno di noi, della nostra inviolabilità. Eppure c’è ancora una certa frizione. Grazie ad Eluana, è nato un grande caso costituzionale, per la cui sentenza della Cassazione abbiamo però dovuto attendere il 2007. Ora è un diritto che la nostra autodeterminazione non abbia e non possa avere nessun ostacolo, anche se porta alla morte. E’ una decisione nostra, presa a mente lucida. E non c’entra nulla con l’eutanasia. Per questo Eluana lottava per un suo diritto. Invece è stata vittima di una medicina incentrata sulla ‘non morte’”.

Beppino ricorda quando, per un’amara coincidenza, un anno prima del suo incidente Eluana era stata trovare un amico, che versava nelle stesse condizioni in cui si sarebbe trovata lei, rimanendo molto turbata. “Mia figlia aveva ben chiare le sue intenzioni qualora le fosse capitato un incidente: avrebbe voluto vedere rispettato il suo diritto di autodeterminazione, poter dire no grazie, di fronte ad un’offerta terapeutica accanita. Ma nel 1992, quando la ragazza ebbe l’incidente, il medico ci riferì che questa opzione non era possibile. Che il suo dovere era mantenerla in vita. Non esisteva dialogo, non esisteva alternativa”.

Ha combattuto Beppino, aspramente, per i diritti di Eluana. “E abbiamo ottenuto risultati – dichiara – Nel 2014, il Consiglio di Stato ha stabilito che l’allora governatore della Lombardia Roberto Formigoni abbia sbagliato, avendo negato la sospensione delle terapie, obbedendo semplicemente ai suoi convincimenti. Ed è stato condannato a un risarcimento”.

Beppino parla pacatamente, la platea lo ascolta con attenzione. Sono più di cento persone nelle sale dell’associazione a monte di Dio, in via Calascione. “Anni fa un’attenzione simile era impensabile. Oggi l’opinione pubblica è mutata. Ora vado in giro per tutto il Paese a raccontare l’esperienza vissuta dalla mia famiglia: mi capita di parlare in eventi ad hoc, in associazioni o anche nelle università. Spesso sono venuto anche qui, negli atenei napoletani”.

Ed è proprio da Napoli che arriva una delle risposte positive al testamento biologico. Grazie alla pubblicazione nel 2015 di “Eluana, 6233 giorni” un libro edito da 001 che racconta la storia della giovane Englaro. Nel volume c’è anche una graphic novel, con disegni di Martina Sorrentino. L’idea è venuta a Giuseppina Florenzano, odontoiatra con master in Bioetica, assieme a Mario Punzo, direttore della Scuola Comix di Napoli.

“L’idea mi è subito piaciuta molto – riprende Beppino – su Eluana si sono scritti libri, tesi, piece teatrali (una delle più recenti, bellissima contamina la sua storia con quella di Orfeo ed Euridice), ora anche un fumetto: un modo efficace per arrivare anche ai più giovani”.

Sul testo della legge intervengono gli altri due ospiti del convegno: il magistrato Eduardo Savarese e l’avvocato Giorgio Coppola. Le loro relazioni chiariscono quanto in gran parte dell’Europa il tema del testamento biologico sia un argomento molto delicato, un tema che intreccia inequivocabilmente il diritto, la medicina, la filosofia, la religione, l’etica soggettiva e oggettiva di un popolo, di uno Stato.

Cosa si intende per accanimento terapeutico? Possono l’idratazione e nutrizione artificiale essere considerati tali? La morte sovviene soltanto quando c’è la morte cerebrtale? O c’è una commistione tra vita biologica e vita biografica?
La proposta della senatrice Lenzi include cinque articoli, che vincolino il diritto di un paziente ad essere informato sulle possibilità di cura o non cura, le disposizioni per minori e incapaci di intendere e la figura di un fiduciario, la cui figura sia ratificata da un notaio.

A meno che, quest’ultimo non sia un obiettore di coscienza (come chiarisce anche Stefano Bucciero). Si questo punto interviene anche Izzo: “È da tempo che chiediamo una lista ufficiale di tutti i medici e, da ora, anche notai, obiettori di cosicenza. È un loro diritto obbedire alla loro visione etica, come p un diritto di ogni persona sapere a chi rivolgersi prima di un eventuale decisione importante da prendere, su questi temi”.

La “dolce morte”, il “lasciar andare”, la “fine di ogni sofferenza”. L’ultima parola è di Coppola: “C’è necessità di un recupero di ‘pietas’ umana, una comprensione della sofferenza altrui. E soprattutto, la necessità che qualche volta, la cosa più vitale per un essere umano, possa essere il morire. Non dimentichiamo il mito di Chirone, il centauro saggio e guerriero, ferito da Eracle. Chitone era immortale, ma la sua ferita gli doleva troppo e non gli permetteva di avere una vita degna. E co per questo che barattò la sua vita senza fine con la mortalità di Prometeo”.