Gli editoriali abusivi del nuovo Pasolini

IMG_6865-0Intervista di Gianni Rubagotti a Paolo Izzo

La nonviolenza radicale è tra le tante cose anche creatività: deve essere questo che ha pensato Paolo Izzo quando, riscontrando l’assenza sui quotidiani nazionali di dibattito sulla laicità e sulla cultura libertaria, si è inventato un modo per far pubblicare lì veri e propri editoriali su questi temi. Scriverli e mandarli alle rubriche della posta dei giornali sotto forma di lettere, vere e proprie “Lettere Eretiche” come il titolo del libro che le raccoglie. Lettere che a Luigi Cancrini ricordano le “Lettere Luterane” di un altro grande scrittore romano d’adozione, Pierpaolo Pasolini.
Parliamo di alcune di queste “eresie” direttamente con l’autore.

Io credevo che le lettere mandate ai giornali fossero lette solo da chi le manda. Come è possibile che la tua dove chiedi di essere scomunicato non solo sia stata letta da altri ma abbia portato a sommergere il Riformista di lettere di altri lettori che chiedevano la stessa cosa e a un gruppo facebook di 4000 iscritti?

Anche io molti anni fa la pensavo come te. Tuttavia, oggi posso dire per esperienza diretta che più di un dibattito prende il via proprio dalla pagina della posta dei quotidiani. Certo, molto dipende dai curatori delle rubriche dedicate ai lettori; dalle loro risposte, che siano i direttori o firme importanti del giornale, è più facile che si avvii una discussione, persino incrociata tra diversi quotidiani. Nel caso felice, ma non molto frequente, che richiami tu, fu proprio il mio testo a richiamare l’attenzione per il numero di consensi (e dissensi) che ricevette. Oltre a “il Riformista”, arrivarono a parlarne le agenzie di stampa, alcuni importanti portali web e persino “Avvenire”, il quotidiano della Cei, si scomodò: non capita tutti i giorni, soprattutto nel nostro Paese genuflesso, una pubblica richiesta di scomunica alla Chiesa cattolica, anzi un vero e proprio manifesto che comprenda tutti coloro che contravvengono ai suoi dogmi o li respingono tenacemente. Se venissimo tutti scomunicati, loro si ritroverebbero a predicare quegli stessi dogmi soltanto tra persone… senza peccato. Ovverosia, in quattro gatti.

Nel tuo libro si parla di una notizia molto poco conosciuta sull’attuale premier, cioè il cimitero dei non nati che voleva realizzare a Firenze quando era sindaco, ci puoi riassumere la vicenda?

Come si può seppellire un defunto che non è nato? Siamo sempre lì, sono sempre loro: io li chiamo pre-life e post-life. Sono quelli che si occupano degli altri esseri umani solo prima della loro nascita e dopo la loro morte: ciò che avviene nel mezzo, cioè nella vita umana, nell’amore, nella libertà, nelle scelte consapevoli e difficili di ciascuno di noi, a loro non interessa. E così, dopo la Milano di Formigoni e la Roma di Alemanno, accadeva anche a Firenze, con la solenne inaugurazione di Matteo Renzi: un reparto del cimitero destinato ai feti, ai “prodotti del concepimento”, alle gravidanze interrotte. Cioè: una norma di “sepoltura”, pure prevista, per chi proprio non si rassegna a un’interruzione di gravidanza spontanea, diventava così il simulacro della colpa di chi ha abortito volontariamente – una ulteriore violenza psicologica sulle donne che continuano a essere considerate delle assassine se si avvalgono della Legge 194 – in un luogo che veniva persino… battezzato ‘Giardino degli Angeli’! Puro horror: in quella occasione, ma anche nel caso del cimitero di Roma, chiesi quando sarebbe avvenuta l’inaugurazione di un giardino delle polluzioni notturne o delle mestruazioni, che allora si sarebbe potuto ben chiamare ‘cimitero delle intenzioni’.

Cosa pensi di Papa Francesco? Nel libro abbozzi un giudizio ma dalla sua uscita hai potuto giudicare altri suoi gesti.

Devo avvertire il signor Bergoglio di una cosa: l’editore del mio libro, Marcello Baraghini, mi assicura che le mie “Lettere Eretiche” vedranno presto una seconda edizione, aggiornata con altre missive che lo riguardano… Detto questo, un papa farà sempre il papa, perciò non mi aspetto grandi aperture mentali in tema di diritti civili, nemmeno dal tanto acclamato pontefice argentino. Certo, non è lui il problema, bensì la politica italiana, quando frena o si ferma sui temi cosiddetti sensibili per accattivarsi il plauso del Vaticano. Tuttavia, papa Francesco può anche mostrarsi più tollerante dei suoi predecessori, ma se ci fai caso le sue dichiarazioni riguardanti chi secondo la Chiesa commette un peccato-reato, sono sempre accompagnate da una malcelata richiesta di pentimento e di abiura. In altri casi, inoltre, ha saputo essere tanto categorico e conservatore da confermare che da certe posizioni non schioderà. Penso per esempio al recente incitamento ai medici obiettori, che egli ha definito controcorrente e coraggiosi, quando invece non sono né l’una né l’altra cosa, visto che la loro obiezione è tutelata dalla stessa legge 194 e a essere coraggiosi sono semmai i pochissimi medici non-obiettori rimasti a farla rispettare.

La vicenda descritta da te nella lettera “amore fuori dal carcere” è reale, ma sembra un racconto: la narrativa può superare con la sua sintesi la scrittura giornalistica nel parlare di problemi come la questione giustizia in Italia?

Ti ringrazio per questa domanda e spero che la risposta non suoni troppo presuntuosa. La lettera a cui ti riferisci è tra quelle che io stesso preferisco, proprio perché rappresenta quale è il mio intento, da scrittore, quando mi rivolgo a un giornale: dire l’altra metà di una notizia, la metà che non si vede. Un giornalista, come pure io sono, può vedere una metà alla volta, anche soltanto per dovere di cronaca. Difficilmente, cioè, affronta entrambe le facce della verità. Così chi si occupa di politica. Per avere una visione d’insieme, spesso devi immaginare quello che non si vede, anche a rischio di sbagliare. E per questo ci vuole fantasia, una dote che il giornalismo e la politica hanno sempre meno, oppure hanno perso del tutto. Lo scrittore, quando anche voglia fare il giornalista o il politico, cercherà sempre di conservare quella fantasia. Anche a rischio di essere smentito o addirittura… sconfitto. Devo dire però che qualche volta, in mancanza di notizie sulle nostre numerose battaglie, sono proprio le mie lettere a parlare di giustizia sui giornali da un punto di vista “Radicale”.

Sono rimasto colpito dalle teorie di Fagioli che tu citi in una tua lettera relativamente ai genitori che abbandonano i figli in macchina: come mai segui questo psicologo e cosa ti piace delle sue teorie?

Con quella lettera, mentre tutti motivavano l’assurda morte di un bambino lasciato da solo in macchina con astruse teorie su dimenticanza, black-out, stress del padre, negando di fatto ogni ipotesi di malattia mentale, io citavo la mai abbastanza menzionata “pulsione di annullamento”, così come la teorizza Massimo Fagioli, anche nei casi di “femminicidio” o di violenze apparentemente inspiegabili. Fagioli, oltre a essere un geniale psichiatra, è una delle poche persone veramente di sinistra che ho incontrato e una delle pochissime irriducibilmente atee. Contrariamente ad altri, il suo modo di concepire l’una e l’altra cosa è sostanziato da una teoria, la sua ormai nota “teoria della nascita”: la scoperta fagioliana che nasciamo tutti sani di mente e perciò realmente uguali tra noi, che la vita umana inizia soltanto alla nascita e non prima, insieme alla prassi psicoterapeutica delle sue sedute di Analisi collettiva, diventano così una base importantissima – e chiedo scusa per la sintesi brutale – per chi voglia capire di più della natura umana e dei rapporti interumani e anche per chi voglia fare politica a sinistra.

Come ti sei sentito quando Colombo ha rubato una tua lettera pubblicata sul Corriere per parlare della situazione degli immigrati? Non sarebbe l’ora che qualche giornale ti ospitasse visto che i tuoi editoriali sotto forma di lettera vengono “rubati” da altre testate?

C’è da dire, intanto, che Furio Colombo non solo dichiarò il furto e intitolò il suo spazio “Ladri di lettere”, ma fece anche una cosa rarissima per la sua rubrica sul “Fatto Quotidiano”: mise nome e cognome del ‘mittente’… per poi rispondermi. Gli era proprio piaciuta, insomma, la mia lettera. Del resto, pubblicata anche da molti altri quotidiani, era una di quelle che creavano dibattito perché – come ho affermato prima – diceva tutte e due le metà di una verità: da un lato il fenomeno dell’immigrazione a Lampedusa, dall’altro il bambino immigrato che vuole soltanto fare un bagno in mare, scappa dal centro di cosiddetta accoglienza e viene circondato da poliziotti in tenuta antisommossa. Per rispondere alla seconda parte della tua domanda: certo, mi farebbe molto piacere collaborare con un quotidiano, magari con una rubrica di posta o di… apostasia intitolata proprio “Lettere Eretiche”. Un direttore di giornale, o semplicemente chi come lo stesso Colombo – o come Augias, Serra, Galimberti, Romano, Rossini, Galletta – mi ha pubblicato e risposto in questi anni, leggendo la nostra intervista forse raccoglierà il tuo appello oppure, almeno, chiederà a qualche suo collega di recensire il mio libro.

Non posso garantire agganci presso questi giornali ma posso dire che, nel piccolo di questa rubrica radicale ospitata da Clandestinoweb, le lettere-editoriali di Izzo troveranno sempre spazio. Tra clandestini ed eretici ci si intende.

Intervista pubblicata su Clandestinoweb il 16 gennaio 2015