Agenzia Radicale – «Ostia, “Roma ha il suo mare, ora lo sa”. I 5 Stelle non proprio…»

(clicca sull’immagine per leggere l’articolo di Antonio Marulo sul sito di Agenzia Radicale)

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la Repubblica – “La lezione di Pannella contro gli abusivi del mare” di Paolo Izzo

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Omniroma – MUNICIPIO X, IZZO (RADICALI): “LEZIONE DI PANNELLA CONTRO ABUSIVI DEL MARE”

(OMNIROMA) Roma, 06 NOV – “Caro direttore, non mi risulta che i 9 candidati alla presidenza del municipio di Ostia abbiano veramente affrontato la questione delle concessioni balneari in campagna elettorale. Alcuni hanno annunciato che occorre abbattere il ‘lungomuro’, ma nessuno ha sottolineato che quel muro impedisce di vedere non solo il mare, ma anche la marea di illegalità che ha invaso le spiagge negli ultimi trent’anni. Lo sapeva bene Marco Pannella, quando nel 1992 fu eletto minisindaco di Ostia e, nei soli 100 giorni che decise di ricoprire quell’incarico, cominciò una vera rivoluzione sul litorale romano: quando ottenne l’intervento del genio militare, perché altrimenti non si sarebbe riusciti a far abbattere le strutture abusive che già si costruivano all’epoca, Pannella aveva intuito che la situazione sarebbe degenerata. Oggi, dopo un quarto di secolo, quella intuizione è una concreta realtà e l’ondata di legalità che Marco portò fino al mare ci manca ancor di più. A Ostia vivono 240.000 persone e ciò ne farebbe – per numero di abitanti – la tredicesima città italiana. Chiunque sarà chiamato ad amministrarla, anche se niente lascia pensare che i candidati lo abbiano capito o che non abbiano invece interesse a che nulla cambi, non dovrebbe lasciare che siano soltanto i pochi ‘padroni delle spiagge’ a vedere e gestire il mare di Roma”. Così, lo riferisce una nota, Paolo Izzo, scrittore e militante del Partito Radicale, in una lettera a “la Repubblica”, pubblicata oggi nella seconda pagina dell’edizione romana del quotidiano. red 060938 NOV 17

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R. STAMPA / IZZO (RADICALI): LA LEZIONE DI PANNELLA CONTRO ABUSIVI DEL MARE
(9Colonne) Roma, 6 nov – “Caro direttore, non mi risulta che i 9 candidati alla presidenza del municipio di Ostia abbiano veramente affrontato la questione delle concessioni balneari in campagna elettorale. Alcuni hanno annunciato che occorre abbattere il “lungomuro”, ma nessuno ha sottolineato che quel muro impedisce di vedere non solo il mare, ma anche la marea di illegalità che ha invaso le spiagge negli ultimi trent’anni. Lo sapeva bene Marco Pannella, quando nel 1992 fu eletto minisindaco di Ostia e, nei soli 100 giorni che decise di ricoprire quell’incarico, cominciò una vera rivoluzione sul litorale romano: quando ottenne l’intervento del genio militare, perché altrimenti non si sarebbe riusciti a far abbattere le strutture abusive che già si costruivano all’epoca, Pannella aveva intuito che la situazione sarebbe degenerata. Oggi, dopo un quarto di secolo, quella intuizione è una concreta realtà e l’ondata di legalità che Marco portò fino al mare ci manca ancor di più. A Ostia vivono 240.000 persone e ciò ne farebbe – per numero di abitanti – la tredicesima città italiana. Chiunque sarà chiamato ad amministrarla, anche se niente lascia pensare che i candidati lo abbiano capito o che non abbiano invece interesse a che nulla cambi, non dovrebbe lasciare che siano soltanto i pochi “padroni delle spiagge” a vedere e gestire il mare di Roma”, così Paolo Izzo, scrittore e militante del Partito Radicale, in una lettera a “la Repubblica”, pubblicata oggi nella seconda pagina dell’edizione romana del quotidiano. (red) 060936 NOV 17

Il Dubbio – La breccia nel muro di Ostia

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“La breccia nel muro di Ostia”

Da Porta Pia ai Pink Floyd, da Berlino a Gaza, dal Marocco al Messico, dall’Ungheria fino a Calais: muri abbattuti, muri da abbattere, muri da non costruire proprio. Perché il muro proibisce, allontana, esclude, impedisce il movimento. Perché non ha mai senso e il suo unico significato è di separarci gli uni dagli altri: i reclusi dai liberi, gli stranieri dagli indigeni, i poveri dai ricchi, la cupezza dalla gioia, la cecità dallo sguardo. Piccolo o grande muro, ciascuno ha il suo: nel cuore e nella mente o nella realtà dello spazio e del tempo. E gli uni o gli altri, ma sono ancora pochi, cercano sempre un modo per abbatterlo, quel muro. E prima o poi trovano il coraggio di impugnare un martello, di sfilare un mattone, di creare una breccia: perché ci puoi pensare tutta la vita, tanto che passano gli anni e il tuo muro è ancora là.

A Ostia, nel giro di trent’anni, una vera e propria barriera tra i cittadini e il litorale è stata innalzata in totale spregio delle regole e del diritto. Un doppio “lungomuro”, di cemento e di illegalità. Le concessioni balneari sono diventate pretese acquisite, ogni varco pubblico è stato sbarrato, persino la vista del mare è stata censurata: nei mesi caldi si passa obbligatoriamente dagli stabilimenti privati, in quelli freddi il mare è chiuso. Oggi finalmente – si sente quasi un odore salmastro – sembra che alcuni spiragli si aprano, anche se qualcuno tenterà di richiuderli come… belle di notte. Alcuni di noi, pochi in verità, hanno una “fissa”, come si dice nella nostra città. Il nostro muro è a Ostia. È un lungomuro sul lungomare, che recinta le spiagge per chilometri e il mare non lo fa nemmeno vedere. Anche quando è soltanto una fitta, alta siepe che, si sa, “dall’ultimo orizzonte il guardo esclude”, il lungomuro proibisce libertà, legalità e trasparenza. Che, per il senso profondo di queste parole, forse non sarà la Germania Est, la Turchia o Rebibbia, ma la nostra battaglia sarebbe ed è sempre la stessa, anche se fossimo in guerra, o immigrati, o carcerati.
Lo abbiamo detto per mesi e anni – alle istituzioni, alla capitaneria di porto, alla Commissione europea, alla magistratura – che, prima o poi, noi lo abbatteremo, con il martello della nonviolenza. Perché, dietro quel muro, dietro quella cortina di sedimenti innaturali, c’è il mare. Ne sono sicuro.

© Paolo Izzo