Agenpress – “Per una resurrezione laica dello Stato di diritto”: lo scrittore Izzo sarà alla marcia di Pasqua del Partito Radicale

amnistiaAgenpress – «Lentezza dei processi e condizioni critiche delle carceri sono tormentoni ricorrenti quando si parla del nostro sistema giudiziario, anche se non sembrano interessare più di tanto chi non sia coinvolto direttamente in un processo o condannato a una pena detentiva. Tuttavia, approfondendo la questione da un punto di vista economico, si saprebbe che in particolare quei due elementi gravano sui portafogli di tutti: l’irragionevole durata dei procedimenti penali e civili porta a un onere stimato nell’1 percento del PIL, mentre le patrie galere costano quasi tre miliardi di euro all’anno, portando a risultati di rieducazione scarsissimi, visto che siamo tra i Paesi con la più alta recidiva, e rappresentando, a detta dello stesso ministro della Giustizia Orlando, strutture di fatto “criminogene”. Un necessario punto di ri-partenza, insieme a una strutturale riforma della Giustizia, sarebbe quel decreto di amnistia e indulto – strumenti pur previsti dalla nostra Costituzione, ma quasi abbandonati dalle istituzioni – che il Partito Radicale continua a invocare. Il prossimo appuntamento è la Marcia per l’amnistia indetta a Roma nel giorno di Pasqua, a cui personalmente parteciperò con la speranza di una resurrezione (laica) dello Stato di diritto», con queste parole lo scrittore Paolo Izzo, in una delle sue consuete lettere ai giornali, preannuncia la sua partecipazione alla Marcia del Partito Radicale del prossimo 16 aprile.

(Link originale ad Agenpress)

la Repubblica (ed. Napoli) – Il dibattito. Englaro e il biotestamento: «Ora il Paese è pronto»

Beppino Englaro a Napoli: “L’Italia è pronta al testamento biologico”

Convegno organizzato dall’associazione “Divorzio al volo”, gestita da quattro avvocati, Rosanna Buonanno, Giorgio Coppola, Francesca Doria e Maria Giuseppina Chef

di Paolo De Luca

Si scrive Dat, si legge testamento biologico. Precisamente, “Dichiarazione anticipata di trattamento”. È questa l’espressione che delinea la volontà di ogni persona, sulle terapie a cui intenda o non intenda essere sottoposta, qualora si trovi nell’incapacità di esprimerlo, magari a causa di malattie o lesioni cerebrali irreversibili.

Se ne è parlato sabato mattina a Napoli, ad un convegno organizzato dall’associazione “Divorzio al volo”, gestita da quattro avvocati, Rosanna Buonanno, Giorgio Coppola, Francesca Doria e Maria Giuseppina Chef. In Italia si attende da anni una legge sul testamento biologico, il cui disegno, presentato dalla senatrice Donata Lenzi, è proprio in questi giorni al vaglio della Camera (dopo due rinvii precedenti).

Un tema delicato e spesso controverso, quello del diritto a disporre della propria salute e sulla scelta di rifiutare cure accanite, tra convinzione e coscenza, doveri e obiezioni.

Soprattutto alla luce di casi emblematici, come quello di Piergiorgio Welby, o (il più recente), quello di dj Fabo. Due casi diversi per metodi e finalità (il primo, se n’è andato per interruzione dell’alimentazione parenterale, il secondo col suicidio assistito in Svizzera), ma entrambi accomunati dalla disperazione di un essere umano, stanco di soffrire, di sopportare. Ma senza via di fuga legale.

Proprio come accaduto per Eluana Englaro, la giovane donna “morta due volte”, la prima, il 18 gennaio 1992, la seconda il 9 febbraio del 2009, dopo un’interminabile lotta giudiziaria di Beppino, suo padre, affinché le venisse riconosciuto il diritto di staccare la spina.

E’ stato proprio lui, Beppino Englaro l’ospite principale del convegno partenopeo. Per raccontare la sua esperienza. Che ha fatto giurisprudenza.

“Dieci anni fa, ero solo – dice – La vicenda di Eluana ha contribuito a cambiare le cose. Ora il Paese è cambiato. C’è un interesse e consapevolezza sempre maggiore sull’argomento. E, soprattutto, c’è un disegno di legge pronto. E valido”.

A moderare l’incontro, è il radicale Paolo Izzo, in prima linea per l’approvazione del testamento biologico e, in ulteriori battaglie, per il suicidio assistito e l’eutanasia.

“Il testo della senatrice Lenzi, al momento alla Camera – dice – ha richiesto nove mesi di lavoro. E arriva soltanto otto anni dopo la morte di Eluana. Ma siamo ottimisti sulla sua convalida e al passaggio in Senato, nonostante siano già quasi trecento gli emendamenti proposti e il Governo sia costretto a una corsa contro il tempo per il rischio elezioni anticipate”.

“Ora tocca anche a noi – riprende Beppino – Gli italiani sono pronti a farsi sentire e chiedere a gran voce i propri diritti su questo tema. Sono stati fatti tanti passi avanti, la siamo ancora di fronte ad un tabù.Il ‘lasciare andare alla morte’ è un diritto di ognuno di noi, della nostra inviolabilità. Eppure c’è ancora una certa frizione. Grazie ad Eluana, è nato un grande caso costituzionale, per la cui sentenza della Cassazione abbiamo però dovuto attendere il 2007. Ora è un diritto che la nostra autodeterminazione non abbia e non possa avere nessun ostacolo, anche se porta alla morte. E’ una decisione nostra, presa a mente lucida. E non c’entra nulla con l’eutanasia. Per questo Eluana lottava per un suo diritto. Invece è stata vittima di una medicina incentrata sulla ‘non morte’”.

Beppino ricorda quando, per un’amara coincidenza, un anno prima del suo incidente Eluana era stata trovare un amico, che versava nelle stesse condizioni in cui si sarebbe trovata lei, rimanendo molto turbata. “Mia figlia aveva ben chiare le sue intenzioni qualora le fosse capitato un incidente: avrebbe voluto vedere rispettato il suo diritto di autodeterminazione, poter dire no grazie, di fronte ad un’offerta terapeutica accanita. Ma nel 1992, quando la ragazza ebbe l’incidente, il medico ci riferì che questa opzione non era possibile. Che il suo dovere era mantenerla in vita. Non esisteva dialogo, non esisteva alternativa”.

Ha combattuto Beppino, aspramente, per i diritti di Eluana. “E abbiamo ottenuto risultati – dichiara – Nel 2014, il Consiglio di Stato ha stabilito che l’allora governatore della Lombardia Roberto Formigoni abbia sbagliato, avendo negato la sospensione delle terapie, obbedendo semplicemente ai suoi convincimenti. Ed è stato condannato a un risarcimento”.

Beppino parla pacatamente, la platea lo ascolta con attenzione. Sono più di cento persone nelle sale dell’associazione a monte di Dio, in via Calascione. “Anni fa un’attenzione simile era impensabile. Oggi l’opinione pubblica è mutata. Ora vado in giro per tutto il Paese a raccontare l’esperienza vissuta dalla mia famiglia: mi capita di parlare in eventi ad hoc, in associazioni o anche nelle università. Spesso sono venuto anche qui, negli atenei napoletani”.

Ed è proprio da Napoli che arriva una delle risposte positive al testamento biologico. Grazie alla pubblicazione nel 2015 di “Eluana, 6233 giorni” un libro edito da 001 che racconta la storia della giovane Englaro. Nel volume c’è anche una graphic novel, con disegni di Martina Sorrentino. L’idea è venuta a Giuseppina Florenzano, odontoiatra con master in Bioetica, assieme a Mario Punzo, direttore della Scuola Comix di Napoli.

“L’idea mi è subito piaciuta molto – riprende Beppino – su Eluana si sono scritti libri, tesi, piece teatrali (una delle più recenti, bellissima contamina la sua storia con quella di Orfeo ed Euridice), ora anche un fumetto: un modo efficace per arrivare anche ai più giovani”.

Sul testo della legge intervengono gli altri due ospiti del convegno: il magistrato Eduardo Savarese e l’avvocato Giorgio Coppola. Le loro relazioni chiariscono quanto in gran parte dell’Europa il tema del testamento biologico sia un argomento molto delicato, un tema che intreccia inequivocabilmente il diritto, la medicina, la filosofia, la religione, l’etica soggettiva e oggettiva di un popolo, di uno Stato.

Cosa si intende per accanimento terapeutico? Possono l’idratazione e nutrizione artificiale essere considerati tali? La morte sovviene soltanto quando c’è la morte cerebrtale? O c’è una commistione tra vita biologica e vita biografica?
La proposta della senatrice Lenzi include cinque articoli, che vincolino il diritto di un paziente ad essere informato sulle possibilità di cura o non cura, le disposizioni per minori e incapaci di intendere e la figura di un fiduciario, la cui figura sia ratificata da un notaio.

A meno che, quest’ultimo non sia un obiettore di coscienza (come chiarisce anche Stefano Bucciero). Si questo punto interviene anche Izzo: “È da tempo che chiediamo una lista ufficiale di tutti i medici e, da ora, anche notai, obiettori di cosicenza. È un loro diritto obbedire alla loro visione etica, come p un diritto di ogni persona sapere a chi rivolgersi prima di un eventuale decisione importante da prendere, su questi temi”.

La “dolce morte”, il “lasciar andare”, la “fine di ogni sofferenza”. L’ultima parola è di Coppola: “C’è necessità di un recupero di ‘pietas’ umana, una comprensione della sofferenza altrui. E soprattutto, la necessità che qualche volta, la cosa più vitale per un essere umano, possa essere il morire. Non dimentichiamo il mito di Chirone, il centauro saggio e guerriero, ferito da Eracle. Chitone era immortale, ma la sua ferita gli doleva troppo e non gli permetteva di avere una vita degna. E co per questo che barattò la sua vita senza fine con la mortalità di Prometeo”.