A colloquio con Paolo Izzo. Miele e latte sotto la tua lingua

Intervista di Egle Mugno

Quando e come nasce il tuo interesse per la scrittura?
Ho sempre letto moltissimo, soprattutto narrativa, poi intorno ai vent’anni ho cominciato a scrivere anche io. Forse per pudore, il primo romanzo l’ho scritto insieme a un caro amico, a due mani (lo so che si dice sempre “a quattro mani”, ma conservo il vezzo di scrivere a penna, quindi le mani in quel caso erano solo due). “Le urla dell’animo”, così si intitolava, rimase nel cassetto, ma oramai avevo iniziato: dopo tre anni il mio primo romanzo, “Il ladro di emozioni”, era pronto! Anche se ho dovuto aspettare altri tre anni per trovare un editore, Memoria Edizioni di Napoli. Tra premi e riviste letterarie, anche i miei racconti hanno cominciato a circolare ed io ne ho tratto il necessario incitamento a proseguire. Anche se avrei continuato a scrivere ugualmente: perché è un’esigenza, scrivere.

“Il dentro del suono” e “Dopo le nuvole” sono le tue opere successive. Vuoi parlarcene?
In verità, dopo “Il ladro di emozioni”, è arrivata anche una raccolta di poesie: con la poetessa Antonella Pozzi, inventammo una silloge bifronte di versi d’amore. Il libro si leggeva da entrambe le parti e le poesie, femminili e maschili, si incontravano al centro del volumetto. Titolo semplicissimo: Donna Uomo. Poi – siamo già nel 2005, anche se il mio nuovo romanzo era già pronto dal 2001 – è arrivato un best e… long seller: “Il dentro del suono”. Tanti lettori, tanti commenti di sincero entusiasmo e cinque ristampe per i tipi della Ibiskos Risolo. “Il dentro del suono” è tuttora nelle librerie e racconta l’insolita passione che esplode tra una trentenne e un adolescente, contro ogni “regola” sociale, ma naturalissima come fosse tra due coetanei. La stessa casa editrice, qualche tempo dopo, mi ha chiesto una raccolta di racconti. Così è nato “Dopo le nuvole”, una sorta di “Greatest Hits” di racconti editi e inediti. Sedici in tutto. L’hanno intitolato così perché è uscito nella fase della mia vita in cui facevo l’assistente di volo, per sopravvivere. Per vivere, forse si è già capito, scrivo.

Pubblichi con una casa editrice di “nicchia”, la Ibiskos appunto, che lascia ampio spazio alle opere prime. Cosa pensi della situazione dell’editoria in Italia?
Ibiskos Risolo è una casa editrice medio-piccola: fa quel che può, ma sul mercato nazionale, dove sono i grandi editori a farla da padroni, ha molte difficoltà a essere “visibile”. Perciò è anche costretta a chiedere un contributo a molti dei suoi autori (non nel mio caso, in verità). Sull’editoria in genere ti racconto un aneddoto: prima di approdare alla Ibiskos, avevo mandato il mio “Il dentro del suono” agli editori più conosciuti, nessuno escluso. E, in forme più o meno “creative”, mi hanno tutti risposto picche, con lettere prestampate o addirittura rimandandomi il dattiloscritto… intonso. Tranne Feltrinelli: all’epoca la editor era la bravissima Gabriella D’Ina, che mi telefonò personalmente. Mi disse che il mio romanzo aveva passato la prima e la seconda lettura e che la “scheda” del mio romanzo era arrivata sulla sua scrivania. Le dissi: bene, allora lo pubblicate? No, mi rispose, perché lei è uno sconosciuto totale e non ha uno sponsor… Fu inutile ribattere, a mia volta, che non c’è modo migliore di pubblicare con Feltrinelli, affinché uno sconosciuto non sia più tale! Niente da fare: prima ti fai conoscere e poi pubblichi con un grande editore…

Scegli spesso il racconto breve. Ci sono delle ragioni precise?
Qualcuno ha detto che il racconto è il romanzo di un pigro. Devo dire che la mia “pigrizia” è anche frutto della sopravvivenza, della necessità cioè di sbarcare il lunario. Certo, se avessi un editore che attende con ansia di pubblicare il mio nuovo romanzo, magari anticipandomi gli strumenti per sostenermi, non farei altro che scriverlo. Ma non funziona così, in genere. Inoltre, questo terzo millennio è caratterizzato da una immotivata “fretta”: tutti corrono, anche se non si sa bene dove. E allora il racconto è una forma veloce di assimilare una storia, un’idea, un’emozione. Funziona, come direbbe un editore.

Come è nato il progetto alla base di “Miele e latte sotto la tua lingua”?
Ecco, a proposito di racconti… Sono andato alla presentazione di un libro della Compagnia delle Lettere. Loro sono molto bravi, ma sono specializzati nella pubblicazione di letteratura migrante. Nel corso della serata ho detto semplicemente che ogni scrittore è un migrante, al di là della sua provenienza geografica, perché migra dentro di sé e verso gli altri. E così mi hanno chiesto di inserire un mio racconto, che ho scritto espressamente per l’iniziativa, in quella raccolta di racconti erotici… multietnici. Ne è nato un progetto che mescola paesi, voci, sensazioni e colori diversi. In effetti, cosa c’è di più “diverso” del rapporto sensuale tra donna e uomo, opposti e uguali allo stesso tempo?

Progetti futuri?
Nel mio presente, sempre per questioni materiali, faccio anche il giornalista, l’attore… il saltimbanco. Ma ho sempre una penna e un quaderno nel taschino. Per il futuro, sono alle prese con due nuovi romanzi e devo confessare che mi piacerebbe avere due mani destre, per scriverli in contemporanea. Un uomo e quattro donne sono i protagonisti di uno. Una sola donna e un solo uomo sono il nucleo pulsante dell’altro. Credo che finirò prima quest’ultimo: mi piacciono le storie semplici, profonde, irrazionali. E solitarie, ma nel senso di “solitudine a due”, per parafrasare Rilke: io amo chiamarla “solitudeux”, appunto, e penso che il rapporto donna uomo sia l’unico antidoto per fuggire “via dalla pazza folla”.

Paolo Izzo, classe ’70, vive e lavora a Roma. Scrittore, giornalista ed attore, alle sue spalle svariate pubblicazioni di narrativa e poesia e la direzione delle pagine culturali di Quaderni Radicali. Collabora con numerosi quotidiani scrivendo di politica, attualità, immigrazione. Molti dei suoi racconti hanno vinto premi letterari come Enzimi, I porti sepolti, Parole in corsa e da poco è uscito un suo racconto all’interno di Miele e latte sotto la tua lingua, edito dalla Compagnia delle Lettere, raccolta di autori italiani e migranti che raccontano il nostro Paese attraverso storie d’amore e di eros, sottolineandone l’aspetto multietnico sempre più presente.

Articolo pubblicato su Cultura e Dintorni, bimestrale n. 4/5

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